venerdì 18 ottobre 2013

Letteratura portoghese: l'angolano José Eduardo Agualusa vince Prémio Fernando Namora 2013

"Teoria Geral do Esquecimento" è un romanzo ambientato a Luanda alla vigilia dell'indipendenza

Secondo importante riconoscimento letterario nel 2013 per lo scrittore angolano José Eduardo Agualusa: con il romanzo "Teoria Geral do Esquecimento" ha vinto infatti la 16/ma edizione del Prémio Literário Fernando Namora, istituito nel 1988 dal gruppo Estoril-Sol e riservato a romanzi di autori portoghesi. L'annuncio da parte della giuria presieduta dallo scrittore Vasco Graça Moura, è stato diramato da Lisbona il 13 ottobre scorso. Agualusa si era aggiudicato solo pochi mesi fa, a metà luglio, anche il "Prémio Manuel António Pina" riservato alla letteratura infantile e giovanile dell'universo lusofono, con il libro "A rainha dos estapafúrdios". Il Prémio Manuel António Pina è stato creato dall'Editora Tcharan per onorare la memoria dello scrittore portoghese insignito del Prémio Camões nel 2011, morto un anno fa. Quanto al Prémio Namora, è dedicato al celebre medico-scrittore Fernando Gonçalves, nato a Coimbra nel 1919 e deceduto a Lisbona nell'89.

Nella motivazione del Premio Namora (del valore di 15mila euro), la giuria dichiara di aver tenuto conto dell'agile scrittura di un autore il quale "riesce ad eseguire una particolare economia di effetti, trovando un linguaggio in cui il portoghese è parlato in intersezione con altri modi" e aggiunge che "quest'opera accresce il raffinato stile letterario della narrativa dell'autore".  Intervistato  dalla tv pubblica RPT per un commento a caldo, Agualusa ha reagito con gioia all'assegnazione sottolineando "che un premio è innanzitutto un elogio pubblico". Quanto all'opera che si è distinta, ha detto che si tratta di "un romanzo universale".

Ma di cosa parla "Teoria Geral do Esquecimento"? Il romanzo è ambientato a Luanda e comincia alla vigilia della proclamazione dell'indipendenza, l'11 novembre 1975, quando una donna portoghese terrorizzata dall'evolversi degli eventi, erge un muro per separare il suo appartamento dal resto dell'edificio in cui vive, isolandosi dal mondo. Per circa una trentina d'anni -apprendiamo dal sito di Agualusa- la protagonista del romanzo vivrà come una naufraga su un'isola deserta, vedendo intorno Luanda crescere, esultare e soffrire. Secondo lo stesso autore "si tratta di un romanzo sulla paura dell'altro, sull'assurdità del razzismo e della xenofobia, sull'amore e sulla redenzione..."

Qualche nota biografica di José Eduardo Agualusa: è nato a Huambo negli altopiani centrali dell'Angola, ha studiato Agraria e Silvicultura a Lisbona e ha esordito letterariamente con “A Conjura” (1989) che gli ha procurato Prémio Sonangol. Ha beneficiato di ben tre borse di studio di creazione letteraria: la prima, concessagli nel 2000 dal Centro Nacional de Cultura nel 1997 per scrivere  "Nação crioula", la seconda  dalla Fundação Oriente che gli ha permesso di soggiornare tre mesi nell'ex colonia indiana ispirandogli "Um estranho em Goa"; la terza nel 2001 dall'istituzione tedesca Deutscher Akademischer Austauschdienst, grazie a cui ha trascorso un anno a Berlino dove ha scritto "O Ano em que Zumbi Tomou o Rio". Nel 2009, su invito della Fundação Holandesa para a Literatura, ha passato due mesi nella Residência para Escritores ad Amsterdam dove ha terminato la scrittura del romanzo "Barroco tropical".


Scrittore particolarmente prolifico, ha al suo attivo una trentina di titoli, tra romanzi ed opere teatrali, alcuni dei quali tradotti in 25 lingue. Ricordiamo quelli in italiano: "Le donne di mio padre"(laNuovafrontiera 2010) traduzione di Giorgio De Marchis; "Borges all'inferno e altri racconti" (Urogallo 2010) traduzione di Marco Bucaioni; "Un venditore di passati" (laNuovafrontiera 2008) traduzione di Giorgio de Marchis; "Un estraneo a Goa"  (Urogallo 2010), traduzione di Marco Bucaioni; "Frontiere perdute - racconti per viaggiare" (Morlacchi 2008) traduzione di Marco Bucaioni; "L’incredibile e vera storia di D. Nicolau Água-Rosada" (Linea d’Ombra 1992) traduzione di Livia Apa.

Attualmente José Eduardo Agualusa vive tra Lisbona, Rio de Janeiro e Luanda. Come giornalista scrive sull'importante rivista portoghese LER ed è autore della trasmissione  "A hora das Cigarras",  un programma di testi e musiche africane per l'emittente radiotv RDP África. E' membro della União dos Escritores Angolanos. La sua opera più recente s'intitola "A Vida no Céu" ed è uscita nel 2013 per l'editore Quetzal, mentre il romanzo "Teoria Geral do Esquecimento" è stato pubblicato dalla casa editrice Dom Quixote nel 2012.

martedì 15 ottobre 2013

Appuntamento con il Brasile: al via la II edizione di Agenda Brasil

Cinema, fotografia, musica e multiculturalità. Queste sono le caratteristiche di Agenda Brasil, la manifestazione che propone al pubblico milanese un filo diretto con il più grande Paese sudamericano e ne celebra le eccellenze culturali. L’evento, giunto alla sua seconda edizione, si terrà a Milano dal 6 al 15 di novembre in diversi spazi della città, tra cui il MIC (Museo Interattivo del Cinema), Spazio Oberdan e Mediateca Santa Teresa. La manifestazione è ideata e realizzata dall’Associazione Culturale Vagaluna in collaborazione con la Fondazione Cineteca Italiana e il Consolato-Generale del Brasile a Milano.


Mostra "Calcio e Passione", di Evandro Teixeira

All’interno del ricco calendario di appuntamenti -che spaziano dal cinema alla letteratura, passando per la musica, la fotografia e lo sport- da non perdere la rassegna cinematografica CINEBRASIL, con la proiezione di lungometraggi di vario genere, drammatici, commedie, documentari e la presenza di tre registi.
La fotografia di Evandro Teixeira racconterà l’amore dei brasiliani per il calcio, in vista dei mondiali del 2014, che il Brasile ospiterà. Con la mostra “Calcio e Passione” il fotoreporter è sceso in campo per ritrarre il gioco del pallone nella sua forma più coinvolgente: il calcio di strada.
Non mancherà lo spazio per i bambini: il programma di Agenda Brasil si mescola a quello della rassegna Piccolo Grande Cinema, organizzato dalla Fondazione Cineteca e che dedica la sua giornata inaugurale al Brasile con la proiezione del film “Tainá una leggenda amazzonica”, per poi proseguire con una lezione di samba per bambini e racconti della tradizione brasiliana.

“Tainá una leggenda amazzonica”

Sono previsti due incontri con il pubblico: uno sull’attualità e uno sulla letteratura in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano. Per tutta la durata della manifestazione, la Mediateca Santa Teresa metterà a disposizione del pubblico uno spazio dedicato al Brasile, dove gli utenti potranno ascoltare musica, guardare film e trasmissioni musicali e sportive brasiliane raccolte nelle Teche RAI.
Un aperitivo musicale e una festa danzante apriranno e chiuderanno la manifestazione.

Per la rassegna cinematografica sono stati selezionati dodici film della produzione brasiliana. Saranno presenti tre registi che proporranno in anteprima i loro film al pubblico italiano. Tra le proiezioni segnaliamo: Colegas, premiatissimo road movie i cui protagonisti sono tre ragazzi con la Sindrome di Down; Vinicius de Moraes, un tributo a uno dei più importanti musicisti e scrittori brasiliani nel centenario della sua nascita; Gonzaga de pai pra filho, storia di due dei più amati protagonisti della musica popolare brasiliana; 5xFavela – agora por nós mesmos, risultato di un laboratorio di cinema tenuto da registi affermati presso alcune favelas di Rio de Janeiro. E quando si parla di Brasile, non può mancare il calcio: il pluripremiato Heleno mostra l’ascesa e la decaduta del calciatore che era ritenuto il principe di Rio de Janeiro degli anni 40.


"Colegas"

Il lungometraggio scelto dal ministero della cultura per rappresentare il Brasile all’Oscar 2014 sarà uno dei film in evidenza durante Agenda Brasil. O Som ao Redor racconta  la storia di una milizia in una strada di classe media nella Zona Sud di Recife che cambia la vita dei residenti locali.  Un’altra chicca della rassegna sarà il film Limite, opera unica di Mario Peixoto del 1931, che sarà proiettato con accompagnamento musicale dal vivo. Altri classici sono Il Dio Nero e Il Diavolo Biondo di Glauber Rocha e Non portano lo smoking di Leon Hirszman.

"O Som ao Redor"

Tutti i film saranno proiettati in lingua originale con sottotitoli in italiano.

domenica 13 ottobre 2013

Rubem Fonseca e José Castello tra le novità della casa editrice Urogallo

La casa editrice Urogallo scommette su due importanti voci della letteratura brasiliana contemporanea, profondamente diverse per formazione, stile e tematiche: il primo, Rubem Fonseca, è considerato in Brasile l’iniziatore di un genere letterario autonomo, il “brutalismo”, e viene proposto con un romanzo a tinte forti, Il Seminarista; il secondo, José Castello è un affermato giornalista, ha vinto il premio Jabuti nel 1995 per la sezione di saggistica e nel 2011 con il suo romanzo Ribamar, tradotto in italiano da Andrea Ragusa.

Rubem Fonseca
Il Seminarista
Traduzione di Marco Bucaioni


“Sono noto come “lo Specialista”, contrattato per servizi specifici. Il Contrattante mi dice chi è il cliente, mi dà le coordinate e io faccio il servizio. Prima di entrare in merito a quel che interessa – Kirsten, Ziff, D. S., Sangue de Boi – voglio raccontare come sono andati alcuni dei miei servizi. L’ultimo è stato la Vigilia di Natale. Il Contrattante mi diede un indirizzo e disse dove avrei trovato il cliente, che stava  dando una festa con un mucchio di gente. Sarebbe bastato arrivare con un pacco di carta colorata e sarei entrato nell’appartamento. Il Contrattante era un tipo alto e magro, molto bianco, biondo, e portava sempre vestito nero, camicia bianca,  cravatta nera e occhiali scuri. Mi pagava bene.
«Il cliente è vestito da Babbo Natale e ha una verruca in  faccia a destra del naso».
Ho sempre odiato, fin da bambino, quelle pappemolli che fanno “Oh! Oh! Oh!” So che l’odio è un attacco di follia, come disse Orazio, ira furor brevis est, ma nessuno ne è immune. Mi sono vestito di tutto punto, ho preso una scatola vuota e ho fatto un enorme pacco regalo. Mi sono messo sotto la camicia la mia Beretta con il silenziatore e ho suonato il campanello della casa del cliente.
Per mia fortuna aprì la porta Babbo Natale in persona. «Entra, entra», disse, «Buon Natale».
«Fammi “Oh! Oh! Oh!”», chiesi, mentre constatavo la presenza della verruca accanto al naso.
«Oh! Oh! Oh!», fece. Gli sparai in testa. Gli sparo sempre in testa. Con questi nuovi giubbotti antiproiettile, la vecchia tecnica di sparare sul terzo bottone della camicia per trapassare direttamente il cuore non funziona più”.

Il libro
Era il più bravo, il più abile, il più veloce, il più pulito sulla piazza. Lo chiamavano lo “Specialista”, uccideva su commissione, con freddezza e rigore, lasciando poco spazio all’errore e alla morale. Una cultura superiore alla media, una grande passione per i libri e un uso di espressioni dotte in latino lo avevano reso noto anche con il nome di “Seminarista”. Ormai stanco del suo mestiere e sorpreso dalla forza dell’amore per una donna, decide di cambiare vita e di lasciarsi alle spalle un mondo fatto di incontri sessuali occasionali, crimini e abusi.
Ma il suo passato ingombrante non consente ripensamenti e i suoi progetti di felicità sono minacciati da un ultimo, pericolosissimo caso. Un intreccio narrativo surreale, creativo e al tempo stesso convincente, un thriller alla riscoperta del dolore e dell’amore.

Rubem Fonseca
Rubem Fonseca, nato a Juiz de Fora, nello stato di Minas Gerais nel 1925, è la più grande firma del noir brasiliano. Si è laureato in Giurisprudenza all’Università Federale di Rio de Janeiro, ha lavorato negli anni ‘50 come commissario al 16º distretto di polizia di Rio de Janeiro, trovandosi quotidianamente in contatto con quel sottomondo che ruota intorno alle favelas. Dopo aver lasciato la polizia, si è dedicato alla letteratura, visitando più volte l’Università di New York. Si è interessato anche di cinema, divenendo lo sceneggiatore di alcune serie televisive per la HBO Brazil.
L’opera di Rubem Fonseca ruota tutta intorno ai distretti di polizia e al rapporto con la figura femminile. Il suo personaggio più celebre, protagonista o deuteragonista di gran parte dei suoi libri, Mandrake, è un avvocato criminalista carioca. Accompagnando la sua azione, tra commissariati di polizia e alcove, il lettore si perde in una dimensione del tutto originale, che è il marchio di qualità della scrittura di Fonseca. La critica letteraria lo considera l’iniziatore in Brasile di un genere letterario autonomo: il “brutalismo”. Rubem Fonseca è stato insignito del prestigioso Prémio Camões nel 2003, alla carriera.


José Castello
Ribamar
Traduzione di Andrea Ragusa


“Il mio male ha un’origine precisa: sono ossessionato da Franz Kafka. Non che ne abbia invidia o desideri essere come lui. Neanche posso dire di odiarlo, anzi, con un po’ di sforzo, ne riconosco la grandezza. Il mio problema è che non riesco a smettere di pensare a Kafka.
Questa cosa è cominciata quando ero bambino. Da qualche parte vidi una fotografia di quegli occhi nervosi che sembrano una copia dei miei. Sempre vestito di scuro, come anche io mi vestivo. Un’ombra lo avvolge e io sento che mi sfiora la schiena.
Non penso soltanto a Franz, il figlio, ma anche a suo padre, Hermann Kafka. E ogni volta che penso a loro, penso a te, papà. Schiacciato da questi tre volti, lotto per esistere.
Un vicino di casa, il Professor Jobi, con il quale ho parlato del mio piano di usare la relazione di Franz Kafka con suo padre, Hermann, per riflettere sui difficili legami che ci hanno uniti, mi ha avvertito sui rischi del mio progetto. «Attento a non farne strumenti di vendetta».
Mi ha ricordato che “Kafka” significa “cornacchia” e che questa relazione innocente potrebbe essere indizio di malaugurio”.

Il libro
Ribamar, vincitore del Premio Jabuti, il più prestigioso riconoscimento letterario in Brasile nel 2011, è il primo romanzo di José Castello pubblicato in Italia. Come lo stesso scrittore afferma, si tratta di un libro per molti aspetti autobiografico: un uomo, di nome José, come l’autore, decide di riconciliarsi con il padre morto da molti anni. Ritorna nella città dei suoi antenati, nel tentativo di ricostruire la figura del progenitore.
L’episodio centrale del libro è il momento in cui il protagonista José riceve una telefonata da parte di un amico, in cui domanda se avesse mai regalato al padre il libro “Lettera al padre” di Kafka. L’amico trovò infatti in un mercatino il libro con una sua dedica, praticamente intatto.  Probabilmente il padre non lo lesse mai. La storia di Ribamar si snoda precisamente a partire da questo breve testo di Kafka.
“Lettera al padre” è uno dei libelli di accusa più violenti che un figlio scrisse mai al proprio genitore. José Castello, l’autore di Ribamar, ammette che si tratta di un fatto realmente autobiografico, cosa che fa di questo romanzo non solo un’opera di finzione, ma anche e soprattutto  una confessione sincera e dolorosa sul rapporto conflittuale con il proprio genitore.

José Castello
Nato a Rio de Janeiro nel 1951, José Castello lavora da anni come giornalista per le più importanti testate brasiliane. Ha collaborato con Veja, IstoÉ, O Estado de São Paulo e Jornal do Brasil ed è attualmente una delle firme delle riviste Bravo!, Época e Valor Económico, oltre che editorialista del supplemento “Prosa & Verso” del giornale O Globo. Per lo stesso giornale, cura il blog A literatura na poltrona, esperienza da cui è scaturito l’omonimo volume nel 2007.
È autore di O Homem sem Alma & Diário de Tudo, biografia del poeta João Cabral de Melo Neto, e di O Poeta da Paixão, biografia del poeta e musicista Vinicius de Moraes, che gli è valsa il Prêmio Jabuti sezione saggistica nel 1995. A questi si aggiunge Inventário das sombras, in cui il ritratto intellettuale di alcuni scrittori assume i contorni della finzione letteraria. Nel 2001 ha pubblicato il suo primo romanzo, Fantasma, un giallo ambientato a Curitiba, città in cui vive dal 1994. Ribamar (2010) è il suo ultimo lavoro e ha vinto il Jabuti nel 2011, per la categoria romanzo.



lunedì 7 ottobre 2013

C'è anche una biologa brasiliana tra gli attivisti Greenpeace arrestati in Russia

Si chiama Ana Paula Maciel - le manifestazioni per chiedere immediata liberazione 


C'è anche una brasiliana tra gli attivisti di Greenpeace arrestati alla fine dello scorso settembre mentre erano a bordo dell’Arctic Sunrise, la nave rompighiaccio dell’associazione ambientalista impegnata in un'azione di protesta contro le trivellazioni nell’Artico russo, e attualmente detenuti nel carcere di Murmansk con l'accusa di pirateria. Si tratta della biologa 31/enne Ana Paula Alminhana Maciel che rischia, al pari degli altri, fino a 15 anni di galera. Non c'è da stupirsi, quindi, se Brasilia e São Paulo figurano tra le 140 città di ben 47 Paesi del mondo, teatro nella giornata di sabato 5 ottobre u.s. di manifestazioni di solidarietà con gli attivisti arrestati -28 in tutto, di 18 diverse nazionalità, più due videoreporter- di cui hanno chiesto l'immediata liberazione.
  

Nonostante i riflettori mediatici siano stati puntati più sulla manifestazione di Londra, grazie alla presenza di personaggi noti come l'attore Jude Law, la creatrice di moda Vivienne Westwood e i musicisti Damon Albarn (Blur) e Paul Simonon (The Clash), il diario portoghese si concentra ora sulle mobilitazioni svoltesi in Brasile, in particolare su quella di São Paulo dove è intervenuta anche la famiglia di Ana Paula, arrivata appositamente da Porto Alegre. Sia per poter descrivere l'atmosfera della piazza, sia per conoscere meglio la personalità della biologa attivista ambientalista, il nostro blog si affida a quanto riportato dal sito ufficiale di Greenpeace Brasil.

Si apprende così che alcune centinaia di persone si sono date appuntamento al "vão livre do Masp – Museu de Arte de São Paulo, em plena Avenida Paulista" dove, vestite di bianco e al suono del maracatu, hanno intonato i “gritos de paz” esibendo gigantografie di Ana Paola appese alle corde per stendere il  bucato."Queremos demonstrar solidariedade, mas também trazer uma mensagem de paz e alegria”, ha detto Fernando Rossetti, direttore esecutivo do Greenpeace Brasil, il quale ha aggiunto: “Uma acusação de pirataria contra um protesto não violento é um grave precedente contra a liberdade de expressão. Aqueles ativistas estavam lá em defesa do Ártico e do planeta e agiram de modo pacífico, como sempre fizemos ao longo dos nossos 40 anos de história.”


Ma chi è Ana Paula? Laureata in Scienze Biologiche presso l'Università Luterana del Brasile (Ulbra) di Canoas, Rio Grande do Sul, si è unita a Greepeace come volontaria nel 2006 e nello stesso anno ha partecipato ad uno stage  imbarcandosi proprio sull' Arctic Sunrise, dove ha fatto  l'assistente di cucina: non sapeva allora che quella nave sarebbe diventata la sua seconda casa. Al termine dello stage fu invitata infatti dall'equipaggio a continuare a farne parte. La biologa ha alle spalle diverse esperienze nell'Artico: nel 2010 era a bordo dell'Esperanza con una spedizione scientifica in cui si documentavano la biodiversità dell'Artico e l'acidificazione degli oceani. Vi era tornata nel 2012 a raccogliere campioni di ghiaccio, con altri scienziati,  in una spedizione tesa ad incrementare la campagna per trasformare la regione in un santuario ecologico globale.

Rosângela Alminhana, madre di Ana Paula, la definisce un'attivista dalla culla ("ativista desde o berço") dichiarando, non senza una punta di orgoglio: "“Ela já nasceu para ser ativista, é o dom dela. Quando está em casa, não deixa ninguém usar sacolas plásticas. É um trabalho que faz 24 horas por dia e com muito prazer." Dal canto loro, gli amici dell'organizzazione fanno notare che il suo aspetto potrebbe ingannare."Nonostante i capelli rossi, la pelle chiara e gli occhi azzurri- affermano in un comunicato- Ana Paula è una brasiliana tipica: comunicativa, simpatica e senza paura del duro lavoro. In una parola, gaúcha". Sia Greenpeace sia la famiglia Maciel si sono appellati al Presidente del Brasile Dilma Roussef affinché intervenga nel caso. Un caso non certo facile dal punto di vista diplomatico, visto che nel mirino delle proteste dell'Artic Sunrise c'era la piattaforma del colosso energetico statale russo Gazprom.


Com'è noto, al centro della protesta di Greenpeace, "attirare l’attenzione sulla lenta ma inesorabile distruzione dell’Artico. Il ghiaccio si sta sciogliendo e le compagnie petrolifere - questo l'allarme lanciato- si spostano a nord per estrarre quei combustibili fossili che contribuiscono alla fusione dei ghiacci". I legali dell'organizzazione insistono sul fatto che l’azione dell' Arctic Sunrise è stata una protesta pacifica e legale.
Poiché la nave sequestrata batte bandiera olandese, nel frattempo il ministero degli Esteri olandese ha annunciato un'azione legale (una causa di arbitrato al Tribunale internazionale per la legge del mare, con sede ad Amburgo, in Germania), per recuperare la nave e liberare gli attivisti.

Per saperne di più:


giovedì 3 ottobre 2013

Indies, il laboratorio di ricerca e sperimentazione letteraria, debutta con Dulce Maria Cardoso

Il mondo dell’editoria, si sa, è un mondo competitivo, incerto, un mondo in cui gli editori indipendenti faticano a sopravvivere, rischiando costantemente di essere fagocitati dalle grandi case editrici già affermate, le quali, a loro volta, devono comunque puntare su prodotti culturali che soddisfino i lettori più esigenti, ma che allo stesso tempo siano in grado di raggiungere un pubblico sempre più vasto. Una prima svolta nel settore editoriale in questi tempi di crisi è rappresentata da Indies, un laboratorio permanente di ricerca letteraria con l’obiettivo di fare emergere le voci più nuove e più interessanti della narrativa contemporanea italiana e internazionale. Indies – parola che vuole suggerire appunto l’idea dell’indipendenza, valore fondamentale in questo settore – unisce le competenze nel campo di ricerca e sperimentazione di sei editori indipendenti (Voland, Nottetempo, Transeuropa, Nutrimenti, 66thand2nd e Zandonai) all’esperienza e alla forza di Feltrinelli. L’obiettivo è semplice ma di indubbia importanza: pubblicare romanzi di grande qualità, presentare autori di pregio in una veste raffinata e moderna, parlare ai lettori più forti e più curiosi, ma contemporaneamente offrire le proposte editoriali degli indipendenti a un pubblico più vasto possibile. Con una grafica accattivante, una dichiarata cura nei dettagli e – particolare da non sottovalutare – un prezzo amico (dai 12 ai 14 euro), Indies ha fatto il suo debutto in libreria il 18 settembre scorso e prevede l’uscita di sei titoli entro la fine dell’anno.

Fra i primi due romanzi pubblicati, insieme a L'albero e la vacca dell’argentino Adrián Bravi (Nottetempo/Feltrinelli) troviamo Il ritorno (Voland/Feltrinelli, traduzione di Daniele Petruccioli, pp. 224, euro 14), quarto romanzo della scrittrice portoghese Dulce Maria Cardoso ad essere tradotto in italiano; «gli altri tre – editi sempre da noi, spiega Daniela Di Sora al Corriere della Sera – non hanno avuto un destino corrispondente al loro valore. È un'autrice corposa, non facilissima, che punta molto sulla lingua e sulla ricerca». Il romanzo narra il dramma collettivo dei retornados dalle ex colonie africane  all’indomani della Rivoluzione dei garofani.

Sinossi (dal sito Voland.it)
Rui ha 15 anni e non capisce perché sono dovuti partire così tardi. È l’ultimo aereo che lascia l’Angola prima dell’indipendenza e c’è una confusione tremenda, gli ex coloni portoghesi quasi fanno a botte per andare via. Rui non sa come fare, con la madre e la sorella. E papà non arriva. Rui non ha mai visto la madrepatria. Quando scendono dall’aereo fa freddo. In Angola il freddo non esisteva. L’albergo di lusso dove li sistemano insieme a una massa di profughi dalle ex colonie è strano, sono tutti gentili ma distanti, sembrano in imbarazzo di fronte a loro. E papà non arriva. Rui non sa come fare. Non sa come fare con la madre malata, con le medicine che non si trovano, con le crisi che incombono. Non sa come fare con la sorella che per integrarsi dimentica la vita di prima. Non sa come fare con la moglie del portiere che lo guarda con quegli occhi. Non sa come fare con la professoressa nuova che tratta lui e i suoi compagni “angolani” da deficienti. Ma papà quando arriva?
L’ultimo straordinario romanzo di Dulce Maria Cardoso sui retornados dalle ex colonie dopo la Rivoluzione dei garofani. Con precisione narrativa e chiarezza di stile ammirabili, l’autrice ci svela un Portogallo in piena “restaurazione” post-dittatura. Una vicenda intensa, drammatica, raccontata attraverso gli occhi di un bambino di “ritorno” in patria, che traccia una radiografia, anche linguistica, di un paese ancora intorpidito e forse frustrato dal recente capovolgimento storico.
 
L’autrice
Dulce Maria Cardoso è nata in Portogallo nel 1964, ma ha trascorso parte della sua infanzia in Angola. Tornata in Portogallo si è stabilita a Lisbona e ha iniziato a scrivere soggetti cinematografici e racconti. Il suo primo romanzo, Campo di sangue (Voland 2007), ha ricevuto il prestigioso Grande Prémio Acontece de Romance. Nel 2009 le è stato assegnato il Premio letterario dell’Unione Europea per il romanzo Le mie condoglianze.

martedì 1 ottobre 2013

“E Depois matei-o”: il telefilm portoghese convince la giuria del Prix Italia 2013

Vince la sezione riservata a film tv e miniserie per il forte messaggio educativo


'Un film sulla violenza tra le mura domestiche con un forte messaggio educativo. Un esame impietoso sul modo in cui la violenza possa riguardare qualsiasi classe sociale''. Con questa motivazione “E Depois Matei-o” di Lourenço de Mello ha fatto conquistare al Portogallo il podio della 65/ma edizione del Prix Italia nella Sezione riservata a Film Tv e Miniserie. Prix Italia è il più antico e prestigioso concorso internazionale per programmi radio, tv e web (fiction, documentari, musica e rappresentazioni artistiche) che si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. All'edizione 2013, la cui cerimonia di premiazione si è svolta a Torino il 26 settembre u.s., hanno concorso oltre novanta organismi radiotelevisivi, pubblici e privati, dei cinque continenti.


Con un pizzico di campanilismo "Il diario portoghese" ha dapprima gioito per il riconoscimento ottenuto dal telefilm di un Paese attualmente abituato a salire alle cronache più per la sua difficile situazione economica che per le sue eccellenze, poi si è chiesto come mai l'opera abbia colpito tanto favorevolmente la giuria. Non è stato difficile verificare che “E Depois Matei-o”, prodotto nel 2012 dall'emittente nazionale RPT nell'ambito dell'iniziativa "Grandes Histórias - Toda a Gente Conta" con al centro il tema della violenza domestica, ha una trama davvero particolare e affascinante, pur nella sua durezza.

Il telefilm portoghese narra dell'incontro tra una donna incinta, condannata a 8 anni di detenzione per aver ucciso il marito dopo uno stillicidio di violenze subite ed una studentessa di sociologia che, saputo del caso dai giornali, la va a trovare nel carcere di Tares con uno scopo preciso: sta preparando, infatti, la tesi di laurea incentrata proprio sull'omicidio coniugale. La prima si chiama Catarina ed è interpretata dall'attrice Isabel Abreu, la seconda si chiama Susana ed ha il volto e la voce di Sónia Balacó.

Dall'incontro tra due donne, che via via possono conoscersi meglio ed entrare in confidenza fino ad abbattere le barriere difensive iniziali, scaturirà ben più che una tesi di laurea. Grazie al tratteggio che Catarina fa quando parla dei cambiamenti messi in atto da Henrique, l'uomo che alla fine ha ucciso ma che appena conosciuto l'aveva conquistata, Susana comincia a prendere coscienza delle similitudini esistenti con la sua stessa situazione sentimentale. Anche il suo compagno, come Henrique a Catarina, era apparso inizialmente "bonito, educado, um perfeito cavalheiro". Ma da un bel po' le cose sono cambiate e hanno preso una cattiva piega...

Qui i puntini di sospensione sono d'obbligo, per non svelare altri dettagli della trama togliendoci la sorpresa in caso riuscissimo, prima o poi, a vedere il film. Limitiamoci quindi a prendere a prestito altre righe tratte dalla motivazione del riconoscimento attribuito dalla giuria di Prix Italia a “E Depois Matei-o”. Eccole: "La storia ha una struttura semplice ma il ritratto psicologico della relazione tra vittima e carnefice è molto convincente. La scena culminante in cui Catarina è aggredita dal marito e alla fine lo accoltella è forte e sconvolgente. La recitazione della protagonista Isabel Abreu è magistrale e merita una citazione speciale".