lunedì 4 novembre 2013

Mia Couto: lo scrittore mozambicano si aggiudica il Premio Internazionale Neustadt 2014

Istituito dall'Università dell'Oklahoma è considerato il Nobel letterario nord-americano


Lo scrittore mozambicano Mia Couto continua a mietere successi e, grazie a lui, anche l'Africa lusofona: insignito solo pochi mesi fa a Rio de Janeiro dell'ambito premio Camões, riservato agli autori che hanno contribuito all'accrescimento del patrimonio letterario e culturale della lingua portoghese, spicca ora un salto ancora più alto nel panorama mondiale. Couto si è aggiudicato infatti il premio internazionale Neustadt 2014, considerato il Nobel nord-americano per la letteratura.

Istituito dall'Università dell'Oklahoma nel 1970, il prestigioso riconoscimento del valore di 50mila dollari, ha cadenza biennale: tra i nomi illustri che hanno preceduto Mia Couto, troviamo autori del calibro dell'italiano Giuseppe Ungaretti, del brasiliano João Cabral de Melo Neto, dei colombiani Gabriel García Márquez ed Álvaro Mutis, del messicano Octavio Paz, del finlandese Paavo Haavikko.

Su chi si è imposto Couto? Questi i suoi concorrenti allo scettro in questa edizione: l'argentino César Aira, la vietnamita Duong Thu Huong, l'americano Edward P. Jones, l'ucraino Ilya Kaminsky,il coreano Chang-rae Lee, il mauriziano Edouard Maunick, il giapponese Haruki Murakami, la messicana Cecile Pined e il palestinese  Ghassan Zaqtan.

Di rigore un cenno biografico sulla figura, peraltro ormai nota e pluripremiata, di Mia Couto il cui vero nome è António Emílio Leite Couto: nato a Beira (seconda città mozambicana per importanza) il 5 luglio 1955 da famiglia portoghese, ha utilizzato lo pseudonimo "Mia" sia perchè così lo chiamava il fratello minore non riuscendo a pronunciare bene il suo nome, sia in omaggio alla sua passione per i gatti, visto che "miar" in portoghese significa "miagolare".

Couto non capì subito che la sua strada sarebbe stata la scrittura: era attratto infatti anche dalle discipline scientifiche, tanto che si iscrisse alla facoltà di Medicina interrompendola però ad un certo punto per fare con successo il giornalista, fino a diventare direttore dell'Agência de Informação de Moçambique. Ripresi gli studi universitari successivamente, si laureò in biologia, occupandosi della difesa dell'ambiente.

Esordì letterariamente nel 1980 pubblicando alcune poesie nella raccolta "Sobre literatura moçambicana", realizzata dal grande poeta suo conterraneo Orlando Mendes, anch'egli biologo. Tre anni più tardi pubblicò la sua prima raccolta personale di poesie "Raiz de orvalho", per dedicarsi poi ai racconti ("contos"), destinati a rappresentare il maggior tratto distintivo della sua opera per quel peculiare uso stilistico della lingua portoghese che gli viene unanimemente riconosciuto.



Dai racconti, di cui ha pubblicato ben sei raccolte, Couto è passato anche ai romanzi esordendo nel 1992 con "Terra sonâmbula", un vero successo editoriale sigillato pure dall'omonimo film del 2007 che si avvalse della sceneggiatura cinematografica dello stesso Mia Couto. L'edizione italiana di "Terra sonâmbula", del 2002, si deve all'Editore Guanda che nello stesso anno ha pubblicato anche "Sotto l'albero del frangipani". L'ultima sua opera uscita nella versione italiana è "Ventizinco" (Urogallo, 2013), mentre il suo romanzo più recente "A Confissão da Leoa" (Caminho 2012) non è ancora stato tradotto in italiano. 

Leggi la sinossi del romanzo nel post del 20 maggio 2012 su Il Diario Portoghese

Ascolta l'intervista a Mia Couto a cura di PublishNews TV in occasione dell'uscita del romanzo in Brasile 



sabato 2 novembre 2013

“O Som ao Redor” di Kebler Mendonça Filho tra i film in evidenza di Agenda Brasil 2013

Il lungometraggio, scelto dal Ministero della Cultura per rappresentare il Brasile agli Oscar 2014, verrà presentato al pubblico italiano il prossimo 12 novembre


Mancano pochi giorni all’apertura di Agenda Brasil, la manifestazione culturale dedicata al Brasile che si terrà a Milano dall’8 al 15 novembre in diversi spazi della città. Il Diario Portoghese, dopo avere dedicato un post agli appuntamenti del festival, vuole ora concentrare la sua attenzione su uno dei lungometraggi previsti in programma all’interno della rassegna CINEBRASIL: O Som ao Redor.


Primo lungometraggio del critico e cineasta Kebler Mendonça Filho, O Som ao Redor narra dell’arrivo di una milizia in una strada di classe media della zona sud di Recife che cambia la vita dei residenti locali. Mentre alcuni celebrano la pace portata dalla vigilanza privata, altri passano attraverso momenti di estrema tensione.
Lo scenario è quello della città pernambucana, ma potrebbe essere qualsiasi centro urbano divorato dai palazzi e dalla speculazione immobiliare, dove lo Stato cessa di rivestire il suo ruolo di guida e dove la società si assume incarichi che non le spettano, come quello della sicurezza. Marco Palazzini, nella scheda critica del film sul sito di Agenda Brasil, spiega: “Se è vero che una delle principali linee interpretative di questo film denso di significati, in cui ogni inquadratura e ogni suono hanno una collocazione precisa, è riconducibile all’auscultazione della nuova middle-class globale, con le sue paure di vedere invasi e perturbati i propri spazi, Mendonça Filho individua decisamente tale universalità a Recife, nello specifico brasiliano. O Som ao Redor si apre infatti con una serie di foto in bianco e nero sulla vita in una piantagione di canna da zucchero – un tempo la base dell’economia del Pernambuco, dominata da un’esigua élite di “colonnelli” – per passare subito agli ambienti asettici, racchiusi entro architetture “brutte anche se fotogeniche”, riproducibili nella loro standardizzazione e il cui skyline può essere richiamato esplicitamente dalla geometrica disposizione di bottiglie svuotate: in questi condomini che si nega siano abitati da fantasmi (ma la realtà è più complicata) si consuma l’esistenza di una borghesia in espansione, ma non riconciliata”.


 O Som ao Redor procede per accumulo di dettagli apparentemente slegati nella cornice di una storia corale – comunque con le sue figure di riferimento – con una trama divagante, almeno fino all’esplosione finale. Una riflessione sulla storia recente del Brasile, sulle sue tensioni sociali e razziali e sulle sue contraddizioni.
Decisivo il suono (diretto da Nicolas Hallet e Simone Dourado), il cui ruolo viene messo in evidenzia fin dal titolo: “non c’è una colonna musicale” –continua Palazzini- “ma un “tappeto sonoro” incessante e sapientemente costruito (rumori di costruzioni, latrati, elettrodomestici, voci, sirene ed echi del traffico), soprattutto capace di superare le barriere a illusoria protezione delle sfere più intime”.

Statuetta come Miglior Film e Migliore Sceneggiatura  al FestRio 2012, vincitore alla 36/ma Mostra Internazionale del Cinema di São Paulo, premi al Festival de Gramado, O Som ao Redor è stato inserito dal critico A. O. Scott del The New York Times nella lista dei dieci migliori film del 2012. Fuori dal Brasile ha partecipato a 70 Festival.

Guarda il trailer del film: http://www.osomaoredor.com.br/trailer

Qualche nota biografica di Kleber Mendonça Filho: nato a Recife nel 1968, è regista, produttore, sceneggiatore e critico cinematografico. Dopo la Laurea in Giornalismo presso l’Universidade Federal di Pernambuco, ha collaborato con diverse testate giornalistiche, è diventato responsabile della sezione cinema alla Fondazione Joaquim Nabuco e direttore artistico del Janela Internacional de Cinema do Recife. Si è dedicato in seguito alla carriera cinematografica: numerosi i cortometraggi da lui diretti, tra cui A Menina do Algodão (co-diretto insieme a Daniel Bandeira, 2003), Vinil Verde (2004) e Eletrodoméstica (2005). I suoi film gli sono valsi più di 120 premi in Brasile e all’estero e sono stati selezionati in diversi festival cinematografici. La sua prima esperienza nel lungometraggio è il documentario Crítico, che impiega otto anni per essere realizzato. Il regista acquista notorietà quando il film O Som ao Redor viene incluso nella lista dei 10 Migliori Film dell’anno sul The New York Times, al fianco di  Django di Quentin Tarantino e Lincoln di Steven Spielberg. Il Financial Times nel 2013 lo cita tra i 25 brasiliani che meritano attenzione.


La proiezione di O Som ao Redor è prevista per martedì 12 novembre, alle ore 21.00, presso il MIC (Museo Interattivo del Cinema) 

Tutti i dodici film previsti nella rassegna cinematografica saranno proiettati in lingua originale con sottotitoli in italiano presso il MIC e saranno presentati dal critico cinematografico Marco Palazzini.

MIC – Museo Interattivo del Cinema
Viale Fulvio Testi, 121
Tel. 0287242114
Biglietto di ingresso adulti: € 5; € 3 con Cinetessera
Biglietto di ingresso bambini: € 3; un adulto + un bambino € 6

Per maggiori informazioni su orari, prezzi e indicazioni stradali, si veda il sito del MIC 
Per maggiori informazioni sul programma della manifestazione e sulla rassegna cinematografica, si veda il sito dell’associazione culturale Vagaluna.


martedì 29 ottobre 2013

Luiz Ruffato alla Fiera di Francoforte: "Credo nella forza trasformatrice della letteratura"

"Il mio destino è cambiato grazie al contatto, fortuito, con i libri"


"Cosa vuol dire abitare in questa terra situata alla periferia del mondo, scrivere in portoghese per lettori quasi inesistenti, lottare ogni giorno per costruire, in mezzo alle avversità, un senso da dare alla vita? Io credo, forse ingenuamente, nella forza trasformatrice della letteratura." Sono parole di Luiz Ruffato, riuscito nel giro di pochi anni a imporsi nel panorama letterario internazionale ed oggi considerato quasi unanimemente il romanziere più interessante e originale della letteratura brasiliana contemporanea. Ruffato ha pronunciato queste parole nella parte finale della sua introduzione alla recentissima Edizione della Fiera del libro di Francoforte, che quest’anno aveva scelto il Brasile e la sua letteratura come ospiti d’onore.

Il diario portoghese le ripropone ora ai suoi lettori, temendo che non sia stato riservato  a questa parte del discorso il giusto risalto, visto che l'attenzione mediatica si è incentrata piuttosto sulle polemiche suscitate da altre considerazioni contenute nel lungo excursus tracciato dallo scrittore sulla storia passata e recente del Brasile, dalle quali emergevano luci ed ombre. Benché il diario portoghese non sia un blog squisitamente letterario, un occhio di riguardo alla produzione narrativa di autori del mondo lusofono, certamente non gli manca. Con questo spirito intende condividere coi propri lettori il Ruffato-pensiero sul ruolo potenziale della letteratura.


Premesso di essere "figlio di una lavandaia analfabeta e di un venditore di pop corn semianalfabeta, anch’io venditore di pop corn, barista, commesso in una merceria, operaio tessile, tornitore meccanico, gestore di un piccolo ristorante", lo scrittore afferma: "Il mio destino è cambiato grazie al contatto, per quanto fortuito, con i libri. E se la lettura di un libro -aggiunge- può cambiare il senso della vita di una persona e la società è formata da persone, allora la letteratura può cambiare la società".

"In questo periodo di esacerbato narcisismo e di estremo culto dell’individualismo, tutto ciò che ci è estraneo e pertanto dovrebbe risvegliare il fascino per il reciproco riconoscimento viene visto più che mai -stigmatizza Ruffato- come minaccioso. Rivolgiamo le spalle all’altro – l’immigrato, il povero, il nero, l’indigeno, la donna, l’omosessuale – nel tentativo di difenderci, dimenticandoci che in questo modo facciamo implodere la nostra stessa esistenza. Ci arrendiamo alla solitudine e all’egoismo, negando noi stessi".

"Per contrappormi a tutto questo scrivo: voglio colpire il lettore, modificarlo, trasformare il mondo. È un’utopia, lo so, ma io mi nutro di utopie. Perché penso -osserva in conclusione- che il destino finale di ogni essere umano dovrebbe essere questo: raggiungere la felicità sulla Terra. Qui e ora".

Nato nel 1961 a Cataguases, nello stato di Minas Gerais, Luiz Ruffato racconta un Brasile diverso, lontano dagli stereotipi e ancora tutto da scoprire per i lettori italiani. Della sua poderosa mole di opere, infatti, sono finora usciti in italiano solo due libri: "Come tanti cavalli " ("Eles eram muitos cavalos"), Bevivino Editore 2003 e "Sono stato a Lisbona e ho pensato a te" ("Estive em Lisboa e lembrei de você"),  laNuovafrontiera 2011. Nel suo Paese è particolarmente conosciuto anche per "Inferno Provisório", una macro-storia in cinque volumi con al centro la saga di una comunità di lavoratori immigrati italiani, ambiente con cui certamente Ruffato ha dimestichezza visto che il suo cognome ne tradisce le origini.

venerdì 25 ottobre 2013

"La città di Ulisse" di Teolinda Gersão: un inno d'amore verso Lisbona



“È stata soltanto una conversazione preliminare, in linea generale, con domanda finale se io avessi accettato o no. L’invito formale sarebbe arrivato dopo, nel caso in cui avessi accettato. Ma non mi sono preso nessun accordo, abbiamo pattuito che avrei riflettuto sulla proposta ed entro qualche giorno avrei dato una risposta. Eravamo nell’ufficio del direttore del Centro di Arte Moderna. La segretaria, che una settimana prima mi aveva telefonato per fissare la data e l’ora, ci aveva portato due caffè in un vassoio. Attraverso la finestra potevo vedere i giardini della Gulbenkian. Conosco il mio interlocutore, giacché alcuni anni prima avevo esposto al CAM. Dice che da una ventina d’anni sta seguendo la mia opera, che ammira molto, ma si tratta di una frase di circostanza. E dopo qualche altra frase, sempre di circostanza, va dritto al sodo:
Intende dirigere inviti a un considerevole numero di artisti plastici, perché presentino con varie esposizioni il loro sguardo sul paese. In una recente riunione, e attenendosi, è ovvio, al mio curriculum, avevano pensato che la prima esposizione sarebbe potuta essere la mia.
E se io fossi stato d’accordo, mi suggerivano che il tema fosse Lisbona. Ovvero, il mio sguardo su alcuni aspetti di Lisbona, ha specificato, appoggiando la tazza di caffè sul vassoio.
Mi sono sentito piuttosto sorpreso, ma non ho voluto interromperlo e l’ho lasciato parlare fino alla fine. Lisbona rappresenta senza dubbio un tema inesauribile e lo andremo pertanto a sottoporre alla considerazione anche di altri artisti, ha proseguito.
Queste esposizioni, dopo essere state inaugurate, ovviamente qui, e aperte al pubblico per un certo tempo, circoleranno per vari paesi. Avrebbe gradito sapere, per il momento, se ero interessato al progetto, ha poi concluso.
Abbiamo scambiato ancora qualche parola, ma non ho fatto domande, né ho prolungato la conversazione. Ho promesso che avrei pensato alla proposta e gli avrei dato una risposta nel giro di qualche giorno.
Sono uscito dal giardino, dove ho camminato in mezzo agli alberi. È un giardino con molto verde, quasi senza fiori. Il verde è un colore tranquillizzante. Anche le linee architettoniche del giardino. Orizzontali e verticali. Alberi e acqua. Il cielo, un lago, macchie di cemento bordate di arbusti, e ampi spazi di prato.
Mi sono seduto su una sedia del piccolo anfiteatro all’aperto. C’erano altre persone lì intorno, alcuni leggevano libri o giornali, coppie d’innamorati si abbracciavano, dei bambini correvano e si rotolavano sull’erba, seguiti dallo sguardo di due o tre mamme sedute. Un gruppo in kimono faceva arti marziali. Sopra di noi un aereo ha solcato il cielo, lasciando dietro di sé una scia bianca che ci ha messo del tempo a scomparire.
Il progetto delle varie esposizioni aveva un senso. Ma per quale motivo avrebbero dovuto essere itineranti? Vero è che per migliaia e migliaia di persone istruite del globo, il Portogallo non era sulla carta geografica, o era, al massimo, una sottile striscia di terra davanti alla Spagna. E probabilmente Lisbona era la più sconosciuta delle capitali d’Europa, e una delle più sconosciute del mondo. Ma cosa volevano di preciso? Che gli artisti collaborassero a dare al paese una collocazione sulla carta geografica? Ironia del destino, in un luogo in cui la cultura era così cronicamente maltrattata.”

(Da “La Città di Ulisse", di Teolinda Gersão, traduzione di Alessandra della Penna, Edizioni dell’Urogallo)

Il brano proposto è stato tratto dal romanzo di Teolinda Gersão, La città di Ulisse, in uscita per la casa editrice Urogallo. Il libro narra dell’incontro tra un uomo e una donna, Paulo Vaz e Cecília, e della loro storia d’amore, alimentata dalla stessa passione verso il mondo delle arti plastiche. La narrazione del loro rapporto si interseca con le splendide descrizioni della città di Lisbona: a partire dalla figura di Ulisse, leggendario fondatore della città portoghese, e continuando attraverso un percorso cronologico che arriva fino ai nostri giorni, tra il mito e la Storia, la realtà e il desiderio, la letteratura e le arti plastiche, l’autrice viaggia attraverso il tempo e lo spazio alla scoperta di una città ricca di fascino e mistero, antica e moderna allo stesso tempo, quella città che i Romani chiamavano con il nome di Olissipo e che nel corso dei secoli fu musa ispiratrice per tanti poeti e cantori.

“Il passaggio di Ulisse in Portogallo” -leggiamo nell’introduzione scritta dalla traduttrice Alessandra della Penna- “è uno dei temi del romanzo, nella misura in cui La città di Ulisse è il titolo scelto dai protagonisti per un’esposizione su Lisbona progettata da entrambi, che inevitabilmente conferirà alla coppia una maggiore libertà artistica per abbordare la città nella maniera che più converrà loro. La rivisitazione si compie attraverso riflessioni e ricordi del narratore-protagonista che recupera esperienze sentimentali e momenti di vita vissuta a Lisbona a partire dagli anni Settanta, cosicché la storia della città si confonde magicamente tanto con la storia personale dei protagonisti, tanto col mito omerico”.

Un tributo all’arte e all’amore, dunque. Un ritratto lucido e delicato della città di Lisbona, basato su una vastissima ricerca storica e letteraria. “Lungi dal fare alcuna critica velata o metaforica” -continua infatti Alessandra della Penna- “l’autrice ci racconta gli errori commessi e le convulsioni politiche di ieri e di oggi, compiendo, in questi tempi di crisi per l’Europa e per il mondo, un pertinente intervento sociale”.

Qualche nota biografica su Teolinda Gersão: scrittrice e professoressa universitaria, è nata a Coimbra nel 1940. Si è laureata in Filologia Germanica e ha vissuto tra Germania, Brasile e  Mozambico. Tra i molti riconoscimenti letterari, nel 1995 ha ricevuto il Grande Prémio de Romance e Novela da Associação Portuguesa de Escritores per il romanzo A Casa da Cabeça de Cavalo e nel 2002 il Grande Prémio de Conto Camilo Castelo Branco con Histórias de Ver e Andar. La sua opera è tradotta in inglese, tedesco, francese, ceco, arabo, romeno e croato, ed è pubblicata in Brasile e negli Stati Uniti, dove alcuni dei suoi racconti sono diventati dei best-seller e si sono guadagnati adattamenti teatrali e radiofonici.





martedì 22 ottobre 2013

Mozambico: missione scientifica "Sky-Island" esplorerà foreste pluviali

Alla scoperta di un'area bianca nella biodiversità del pianeta

Si chiama "Sky-Island" (Isole del cielo) la missione scientifica che si addentrerà nelle foreste pluviali del Mozambico settentrionale, un'area finora inesplorata con un'enorme biodiversità tutta da scoprire, cui parteciperanno i due ricercatori del MUSE (Museo della Scienza di Trento) Michele Menegon e Fabio Pupin assieme a Simon Loader dell'Università di Basilea, a loro volta affiancati da una scienziata brasiliana e da uno studente mozambicano. La spedizione, in partenza a metà del prossimo mese di novembre, durerà otto settimane e sarà documentata da una troupe guidata dal regista e fotografo Samuele Pellecchia. Al termine ne uscirà così anche un docu-film curato dall'Agenzia Prospekt Photographers di Milano, riconosciuta tra le 20 agenzie più importanti del mondo.


A spiegare il perché di un nome che stimola la fantasia come Sky-Island, è stato l'erpetologo (studioso di rettili e anfibi) Michele Menegon rispondendo alla specifica domanda postagli dai microfoni di Radio3Scienza nell'ambito di una puntata dedicata, appunto, alla spedizione. "Perchè si tratta  -ha detto lo scienziato- di montagne molto isolate l'una dall'altra, spesso piuttosto alte, con foresta montana quasi esclusivamente sulla sommità. Queste foreste sono molto antiche e molto stabili per cui nel tempo hanno sviluppato una propria fauna e flora particolare, endemica, ognuna differente dall'altra. Funzionano quindi- ha aggiunto- come vere e proprie isole. Per gli organismi che vivono lì, attraversare le savane basse e aride che dividono le montagne, è ugualmente difficile che per un organismo di una vera isola oceanica attraversare l'oceano. A tutti gli effetti -ha ribadito Menegon- sono isole. Poi, spesso, le sommità di queste montagne sbucano dalle nuvole."

Curiosando sul sito del MUSE, non può passare inosservata l'affermazione "sul nostro pianeta esistono ancora luoghi dove nessuno è mai stato", proprio a proposito della missione Sky-Island. Concetto, questo, rafforzato da Menegon che ha definito la zona prescelta "un'area bianca sulla mappa biologica del pianeta". Colpisce i non addetti ai lavori la mole di lavoro svolto a monte per arrivare a determinare questa nuova area da esplorare, ovvero l'imponente raccolta dati delle precedenti spedizioni realizzate nell'ambito di un progetto internazionale più vasto sulla Biodiversità, in aree limitrofe a Nord del Mozambico (Tanzania, Ruanda, Congo orientale). Tra le peculiarità che queste foreste mozambicane sembrano riservare, sempre secondo lo scienziato del Muse: "Il fatto di esistere da oltre 30 milioni di anni senza mai essere scomparse, per cui tutto ciò che ci viveva ha continuato ad evolvere senza interruzione per tutto questo tempo".


Una rara opportunità per gli studiosi, in sintesi, di percorrere a ritroso la storia della vita e arrivare alle sue origini. Quanto a difficoltà o a potenziali pericoli che i novelli esploratori potrebbero incontrare, Menegon non si è detto particolarmente preoccupato. Premessa la necessità di partire allenati viste le lunghe camminate in quota che attendono il team e pur senza sottovalutare i disagi collegati al clima pluviale in periodi monsonici, si è solo augurato di non incontrare animali come bufali o elefanti: questo non perchè si tratti in assoluto di animali pericolosi, ma in quanto l'equipe- ha spiegato lo scienziato- si muoverà soprattutto di notte.

Poiché una missione scientifica, ovviamente, ha dei costi e in questo caso li ha anche il docu-film che ne verrà tratto, il MUSE ha organizzato un programma di "crowdfunding", ossia di raccolta di fondi online: una modalità nuova e inclusiva di finanziamento aperto a tutti coloro che vogliono essere partecipi, anche con un importo simbolico. La spedizione è promossa da Museo di Scienze di Trento in collaborazione con Istituto di Biogeografia dell’Università di Basilea, SANBI e National Geographic. Sponsor tecnici sono Lowa ed EuroSCHIRM, media partner WIRED.

sabato 19 ottobre 2013

Incontro con Antonio Tabucchi: "Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa" in scena al Teatro Vascello

Il 23 settembre Antonio Tabucchi avrebbe compiuto settant’anni. Mentre continuano ad affollarsi i ricordi e le commemorazioni in suo onore, il teatro romano “Vascello” propone un’iniziativa interessante: lunedì 21 ottobre (data unica) la Compagnia Diritto & Rovescio in collaborazione con I Concerti del Parco e con il patrocinio dell’Ambasciata del Portogallo mette in scena Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa, riduzione teatrale di un racconto del grande scrittore italiano. Il testo -leggiamo sul sito del teatro- “ripercorre gli ultimi tre giorni di agonia di Fernando Pessoa. Nel novembre 1935 Fernando António Nogueira Pessoa si trova nel suo letto di morte all'ospedale di São Luís dos Fanceses e come in un delirio, il grande poeta portoghese riceve i suoi eteronomi, i suoi personaggi letterari (Álvaro de Campos, Alberto Caeiro, Ricardo Reis, Bernando Soares, António Mora), parla con loro, elabora conflitti ancora aperti, detta le sue ultime volontà, dialoga con i fantasmi da lui stesso creati che l'hanno accompagnato per tutta la sua vita”.

Sarà l’attore Massimo Popolizio a prestare il volto a Fernando Pessoa. Sulle note della chitarra portoghese di Felice Zaccheo e sulla voce della giovane cantante di Fado Isabella Mangani, il grande poeta portoghese incontrerà i suoi eteronimi - interpretati da Gianluigi Fogacci – “tornerà a tratti anche ad incarnarli, a ripetere le loro parole, i loro gesti, in un'atmosfera sospesa e inquietante, quasi ne fosse posseduto. Si assiste così alle varie trasformazioni di Pessoa come ad un rituale di congedo definitivo dai suoi personaggi e quindi anche dalla vita”.

Gli Ultimi Tre Giorni di Fernando Pessoa
di Antonio Tabucchi
Reading con musica dal vivo
con Massimo Popolizio e Gianluigi Fogacci
musica dal vivo Isabella Mangani (voce), Felice Zaccheo (chitarra portoghese e chitarra classica)