domenica 16 marzo 2014

Festival Literário da Madeira: dal 17 al 23 marzo la quarta edizione

"Queria de ti um país", i versi di Mário Cesariny come portabandiera
 

"Queria de ti um país de bondade e de bruma
queria de ti o mar de uma rosa de espuma".

Adotta questi versi del poeta surrealista lisbonese Mário Cesariny come portabandiera della sua quarta edizione, il "Festival Literário da Madeira" in programma dal 17 al 23 marzo prossimi, nella splendida cornice dell'isola portoghese. Si svolge infatti a Funchal, capoluogo della regione autonoma di Madeira dove ha sede la casa editrice Nova Delphi, organizzatrice del Festival.

Ecco come si spiega sul sito ufficiale del Festival il perché della scelta dei versi sopra citati: "Todos os homens -si legge- têm um país. Na pior (ou melhor) das hipóteses, são apátridas, aquém ou além de um país que é casa, mas não é lar. No ano que assinala os 100 anos da I Guerra Mundial e os 40 anos do 25 de Abril, o Festival -prosegue- convoca o poder da Literatura para rever as coordenadas, espaciais e temporais, que definem um país." Il diario portoghese, che spesso dedica spazio alla letteratura, non  può non essere d'accordo col rivendicare il potere della letteratura nell'obiettivo indicato: rivedere le coordinate, spaziali e temporali, che definiscono un Paese.

venerdì 14 marzo 2014

Giornata mondiale della poesia: Roma celebra i poeti d'Europa

Le poesie di José Tolentino Mendonça a rappresentare la lingua portoghese


Il 21 marzo prossimo Roma sarà teatro di un eccezionale evento dedicato alla poesia europea contemporanea: letture poetiche in lingua originale nella cornice suggestiva dell'Accademia di Ungheria in Roma e la possibilità di incontrare gli autori presso la Casa delle Letterature.

In occasione della Giornata mondiale della poesia, il polo romano della rete degli Istituti di cultura dell'Unione europea (EUNIC) organizza, in collaborazione con la Casa delle Letterature dell’Assessorato alla cultura, creatività e promozione artistica di Roma Capitale, la Federazione Unitaria Italiana Scrittori e l'Antenna della Traduzione della Commissione europea, un evento ambizioso per rendere omaggio alle poetiche e alle lingue europee. L'appuntamento è duplice: nel pomeriggio, presso la Casa delle Letterature, si terrà una tavola rotonda durante la quale i poeti italiani Daniela Attanasio e Paolo Febbraro incontreranno i poeti europei partecipanti. La sera, presso l'Accademia di Ungheria in Roma, tredici poeti provenienti da altrettanti paesi europei leggeranno una selezione delle proprie opere in lingua originale (sarà proiettata su schermo la traduzione in italiano). Tutti e due gli appuntamenti avranno la moderazione di Maria Ida Gaeta.

L'evento, che ha ottenuto il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO, è stato ideato e organizzato dai membri della rete EUNIC: Forum austriaco di Cultura, Istituto bulgaro di cultura, Centro ceco, Ambasciata della Repubblica di Croazia, Goethe-Institut, Istituto polacco di Roma, Ambasciata di Portogallo a Roma, Istituto slovacco a Roma, Accademia di Romania in Roma, Ambasciata della Repubblica di Slovenia, Instituto Cervantes Roma e Istituto Balassi – Accademia d'Ungheria in Roma.

Istituita dall'UNESCO nel 1999 e celebrata a partire dal 2000, la Giornata Mondiale della Poesia rende omaggio e riconosce all’espressione poetica un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo e della comprensione interculturali, della diversità linguistica e culturale, della comunicazione e della pace. Come ha dichiarato Irina Bokova, Direttrice generale dell'UNESCO, "la poesia è una delle espressioni più pure della libertà linguistica. È un elemento fondante dell'identità dei popoli e incarna l'energia creativa della cultura, nella sua facoltà di rinnovarsi incessantemente".

Entrambi gli eventi sono a ingresso libero fino ad esaurimento posti.


PROGRAMMA

Ore 17:30 - Casa delle Letterature, Piazza dell’Orologio, 3 - Roma
L’Europa dei poeti. I poeti italiani Daniela Attanasio e Paolo Febbraro incontrano i poeti europei. Modera Maria Ida Gaeta. In italiano con traduzione consecutiva in lingua inglese.

Ore 20:00 - Accademia d'Ungheria in Roma, Via Giulia, 1 - Roma
L’Europa in versi. Letture poetiche di Karl Lubomirski (Austria), Ekaterina Josifova (Bulgaria), Sarah Zuhra Lukanić (Croazia), Ulrike Draesner (Germania), Tomaso Binga (Italia), Wojciech Bonowicz (Polonia), José Tolentino Mendonça (Portogallo), Petr Borkovec (Repubblica Ceca), Daniela Crăsnaru (Romania), Katarína Kucbelová (Slovacchia), Dušan Šarotar (Slovenia), Zingonia Zingone (Spagna), Sándor Kányádi (Ungheria). Letture in lingua originale con traduzione in italiano su schermo.

Per informazioni:     

Casa delle Letterature, tel.  06 68134697casaletterature @comune.roma.it 
Accademia di Ungheria in Roma, tel. +39 06 6889671

sabato 8 marzo 2014

Ano do Brasil: Adriana Calcanhotto nominata da Público “diretora por um dia”

24 anni fa nasceva il giornale portoghese e usciva il 1° disco della cantautrice



Idea originale quella del quotidiano portoghese PÚBLICO, ben noto ai nostri lettori, di celebrare l'anniversario della sua nascita avvenuta il 5 marzo 1990, invitando a dirigere virtualmente il giornale una personalità di spicco del mondo lusofono. Quest'anno è stata scelta quale "diretora por um dia" la cantante e compositrice brasiliana Adriana Calcanhotto. Una scelta non casuale visto che il 2014 è considerato a livello internazionale l'anno del Brasile, sotto i riflettori sia per via dei Mondiali di calcio sia per le elezioni presidenziali, tanto che lo stesso quotidiano ha inviato un'equipe di ben sei giornalisti a percorrere il Paese da Manaus a Rio de Janeiro, raccogliendo i reportage nella pagina chiamata "Brasil na Estrada". La Calcanhotto vanta degli illustri predecessori in questa veste inusuale: tra i prescelti dei passati anniversari figurano lo scrittore António Lobo Antunes, il filosofo José Gil e il cineasta Miguel Gomes.

Il perché dell'invito rivolto ad Adriana Calcanhotto è riassumibile in questa breve spiegazione apparsa sul giornale: "Para muitos portugueses, Adriana Calcanhotto é o Brasil", si legge. Ciò nonostante -aggiungiamo noi del Diario portoghese- la cantautrice brasiliana abbia molta famigliarità con il Portogallo, grazie alle ripetute esibizioni nella sua lunga carriera, culminate nel successo registrato dal recente tour con lo show ‘Olhos de Onda’. La diretta interessata non ha avuto esitazioni ad accettare al volo l'invito motivandolo così: "Porque gosto de viver perigosamente foi que aceitei o convite do PÚBLICO".  Ma era solo una battuta: nel corso della giornata trascorsa in redazione, seduta alla scrivania assieme ai vertici del giornale e agli improvvisati colleghi, ha dimostrato infatti di sentirsi a proprio agio, affabile e partecipe, come si può notare dai video pubblicati sul sito del giornale on line.

Curiosando per approfondire le ragioni della scelta caduta sulla Calcanhotto, il Diario portoghese ha trovato altre spiegazioni. Basta leggere, ad esempio, come viene descritta: "Gaúcha, nascida em Porto Alegre em 1965, envolveu-se nos meios musicais e teatrais na juventude e gravou o primeiro disco em 1990, ano em que o PÚBLICO teve a sua primeira edição". Il giornale sottolinea la coincidenza di un debutto avvenuto contestualmente, nello stesso anno, come un segnale di comunanza. Ma vengono a galla anche legami più profondi: si percepisce il desiderio da parte di PÚBLICO di identificare nell'ospite brasiliana una sorta di ponte per accorciare la distanza tra i due Paesi. Pronta ed eloquente la risposta della Calcanhotto che ha chiesto di far pubblicare il 5 marzo la famosa "carta de Pêro Vaz de Caminha", il documento con cui il cronista del 1500 annunciava l'avvenuta scoperta della Terra di Vera Cruz (poi Brasile) all'allora re del Portogallo D. Manuel I.

Tra i momenti salienti della giornata trascorsa dalla celebre ospite in redazione, oltre al colloquio informale col vicedirettore inframezzato da esecuzioni in diretta grazie all'inseparabile chitarra, spicca il dialogo via chat coi lettori, ovviamente incentrato su temi d'attualità che vive il Brasile. A chi le chiedeva quale sia la maggior sfida attuale per il Brasile, a parte terminare la costruzione delle strutture per i giochi, la Calcanhotto non senza ironia ha risposto: "Terminar as construções para o Mundial e os Jogos me parece desafio suficiente para o momento". Alla domanda se il rallentamento in atto dell'economia brasiliana sia un problema o se fosse inevitabile, ha replicato: "Acredito que inevitável não era, pois muitos analistas económicos andavam a alertar do que poderia acontecer em relação ao crescimento. E há também o factor "Mundo", a economia global, os desafios da Europa. Seria difícil, eu acho, que a economia brasileira andasse de vento em popa neste momento que a economia mundial vive".

Non sono mancati argomenti più leggeri. Al lettore che chiedeva: "se io fossi brasiliano cosa mi consiglierebbe Adriana in Portogallo?" ecco la sua risposta, che contiene un grande complimento implicito: "Aconselhava a ouvir os portugueses a construirem as frases em suas lindas melodias". E ancora, alla domanda se dietro l'allegria generalmente decantata per descrivere il popolo brasiliano non ritenga nascondersi un po' di tristezza, la Calcanhotto ha replicato senza mezzi termini: "O Brasil não é só alegria, como Portugal não é só tristeza". Infine, non poteva mancare la curiosità su come si sia sentita nel ruolo attribuitole quel giorno da PÚBLICO. Spiritosa e poco scontata la sua risposta: "Foi o mais interessante Carnaval da minha vida". Se qualche nostro lettore volesse avere conferma della spontaneità rivelata dalla cantautrice brasiliana, può collegarsi al link sottostante che regala anche cinque canzoni godibilissime.


sabato 1 marzo 2014

Capo Verde: come la pesca globale danneggia la popolazione e persino la spiaggia

Lo testimonia “Sandgrains”, un docu-film speciale, interpretato dagli isolani



"In Europa c'è pesce a cena ogni volta che si vuole, ma qua non ne abbiamo nemmeno per sfamarci. Non abbiamo abbastanza risorse per farle sfruttare dagli stranieri. Se anche altri Paesi pescano qui, noi rimarremo soltanto con la memoria di un mare abbondante". Questo il disperato allarme lanciato dai pescatori di Capo Verde, stritolati dalla pesca globale che svuota le risorse ittiche locali con cui tradizionalmente generazioni di pescatori davano da vivere alle loro famiglie. "Alcune nazioni ricevono il permesso di pescare nelle nostre acque attraverso accordi di pesca. L'accordo con l'Unione europea incentiva l'Europa a pescare di più, perché se peschi di più, paghi meno", lamentano ancora i capoverdiani denunciando come, a fronte di un'intesa con l'Unione Europea per 5mila tonnellate anno di tonni e affini, sugli "affini" ci sia ben poca chiarezza.

"La pesca degli squali è illegale, il loro trasbordo pure, ma quel che abbiamo visto è il trasbordo di squali, non di tonni. Si deve fare qualcosa: nessuno vuole aprire gli occhi e vedere la distruzione che la pesca industriale sta causando". A offrire il megafono ai pescatori dell'arcipelago situato al largo delle dell'Africa occidentale nonché ex colonia portoghese di grande fascino turistico, è un film documentario la cui storia, dall'idea alla realizzazione, è tutta da raccontare. Stiamo parlando di Sandgrains, ovvero di un progetto lungo quattro anni che ha visto la luce grazie alla cooperazione di filmakers e popolazione capoverdiana nonché dei potenziali spettatori che lo hanno finanziato attraverso il crowdfunding, ovvero la raccolta dei fondi necessari a coprire le spese di produzione.

Curiosa, quanto efficace, l'idea di affidare il ruolo di protagonista a un personaggio emblematico che racconta la sua vera storia. Si chiama Zé, è nato a Ribeira da Barca nell'isola principale tra le dieci dell'arcipelago, Salomone,  ed è emigrato in Svezia quando aveva cinque anni. Pur vivendo e lavorando all'estero ha sempre mantenuto un legame con la terra dove, bambino, passava le giornate a giocare a pallone sull'ampia spiaggia di sabbia proprio in fondo al vicolo di casa. In Svezia ha continuato a giocare a calcio e presto è riuscito ad entrare nelle squadre professionali fino ad approdare all'importante IFK Göteborg.  È già famoso quando finalmente, dopo diversi anni, riesce a tornare a casa. Gioia ed emozione si infrangono però dinanzi al triste spettacolo: la spiaggia dove giocava non c'è più e Zé scoppia in lacrime.




Qui Sandgrains mette il dito sull'altra, conseguente, piaga di Capo Verde. Per sopperire alla mancanza del sostentamento dato dalla pesca, la popolazione è costretta a rifarsi raccogliendo e vendendo la sabbia, ricercata per via della crescente attività immobiliare. Il docu-film passa la parola a Ja, una donna che scava dal fondale della spiaggia di Charce, rimpiangendo il tempo in cui a riva ancora c'erano le dune. Un po’ alla volta la sabbia scompare e resta solo la ghiaia, lamenta Jo ammettendo: "È un lavoro duro e so bene che stiamo danneggiando l'ambiente, ma è la nostra unica possibilità”. Tra gli altri protagonisti, Nelson, un pescatore di Ribeira da Barca che dall'età di 13 anni ha lasciato la scuola convinto di poter vivere di pesca, vista allora come una carriera sicura. Oggi però non esce nemmeno più in mare tutti i giorni: lui e il suo equipaggio finirebbero per spendere più del guadagno.

Poi c'è Tata, la zia di Zé e di Nelson, che all'età di 84 anni rimpiange il passato: "C'erano meno comodità, ma almeno si poteva ottenere cibo in abbondanza dal mare e si viveva su una bella spiaggia di sabbia”. Non mancano gli esperti a dire la loro: sono l'ingegnere della pesca José Melo e suo figlio Tommy, biologo e oceanografo, rispettivamente presidente e vice presidente della ONG Biosfera I. La lotta portata avanti per la conservazione dell'ambiente ha già fruttato loro una menzione d'onore da parte del Governo locale e un premio internazionale. Chiude in quadro Raoul Monsembula, attivista per le campagne sugli oceani di Greenpeace Africa, impegnato sullo sviluppo di alternative valide alle operazioni di pesca industriale. Zé lo ha incontrato sulla nave di Greenpeace per discutere delle cause e degli effetti a livello macrolocale.


Se le persone citate hanno potuto condurre per mano gli spettatori a constatare la situazione della loro isola, trasformandosi in attori improvvisati, questo lo si deve al team dei filmakers - tutti affermati professionisti del settore - che hanno fermamente voluto realizzare il documentario, cogliendone l'importanza sociale. Ecco i loro nomi: Gabriel Manrique e Jordie Montevecchi, documentaristi indipendenti per la regia; Francesca Tosarelli fotografa; Mirco Buonuomo fonico e compositore; Andrew Sutton Cameraman e operatore Subacqueo; Naiara Seara, montatrice. Casomai queste storie in pillole avessero destato interesse tra i nostri lettori, l'invito del diario portoghese è a guardare il trailer, ma soprattutto a visitare il sito ufficiale di Saindgrains che soddisferà ogni ulteriore curiosità in merito.

sabato 22 febbraio 2014

Oscar 2014: un portoghese in lizza nel corto d’animazione

Daniel Sousa in cinquina in concorso con “Feral”



Si chiama Daniel Sousa, ha 39 anni, è nato a Capo Verde e ha trascorso l'infanzia nei pressi di Lisbona dov'è rimasto fino all'età di 12 anni. Basterebbe questo breve identikit a spiegare il perché dell'interesse da parte del Diario Portoghese, ma andiamo avanti. Era ancora un ragazzo quando si è trasferito negli Stati Uniti, dove tuttora vive e insegna nella prestigiosa Rhode Island School of Design, dove lui stesso ha studiato animazione imparando il mestiere che lo ha fatto conoscere, a livello mondiale, in quel particolare ramo della cinematografia.

Come mai abbiamo deciso di parlarne proprio in questo periodo? Perché sta montando l'attesa circa i risultati degli Oscar 2014, che saranno resi noti il 2 marzo p.v., e Daniel Sousa si trova nella cinquina in concorso col suo cortometraggio animato "Feral". Il solo fatto di essere selezionati per gli Oscar costituisce in sé una vittoria, ma va detto che Sousa ha già fatto parecchia strada nel settore. Con le sue cinque opere - Minotaur, Fable, The windmill, Drift e Feral - ha partecipato ai principali Festival di ogni Continente accumulando così tanti premi e menzioni che trascrivere qui il suo Palmarès riempirebbe troppo spazio. Quanto a "Feral", arriva all'appuntamento di Los Angeles dopo essere stato acclamato miglior corto della categoria in manifestazioni quali Anima Mundi (Brasile), Woodstock Film Festival (Usa), Toronto Animation Festival (Canada) oltreché a Busan (Korea) a KroK (Ucraina) e ad Annecy (Francia), solo per citarne alcuni.

sabato 15 febbraio 2014

Il Pantheon Nazionale di Lisbona: una storia di leggende, maledizioni e ricostruzioni


C’è un luogo a Lisbona dove risuonano le note e la voce della più celebre cantante portoghese di fado, Amália Rodrigues. Non stiamo parlando di uno dei tanti locali che animano i vicoli del Bairro Alto, ma della chiesa di Santa Engrácia, oggi Pantheon Nazionale. Famoso per la sua imponente cupola che domina il profilo della capitale, l’edificio ospita al suo interno i resti mortali di alcuni degli esponenti più rappresentativi della storia e cultura portoghese: da Sidónio Pais, il Presidente della Repubblica assassinato nel 1918, agli scrittori Almeida Garrett, Guerra Junqueiro e João de Deus, passando per la già citata cantante di fado. Al varcare la soglia dell’edificio, ci si accorge nell’immediato che la chiesa è sconsacrata: non ci sono simboli religiosi sull’altare e lo spazio più nobile sembra essere quello di un’enorme piazza fatta per passeggiare. È difficile immaginarlo al tempo in cui serviva da deposito di armi o come fabbrica di scarpe dell’esercito (secoli XIX e XX).

La sua storia è tormentata e passa per leggende, maledizioni e calamità naturali. Certo è che questo esempio di tempio barocco, considerato unico nel suo genere da molti storici dell’arte, dovette aspettare moltissimi anni prima di essere portato a termine. La chiesa primitiva, della quale oggi non resta nulla, fu eretta nel 1568 per volontà di D. Maria (1521-1577), figlia di D. Manuel I, ma venne quasi completamente rasa al suolo durante una tempesta nel 1681. L’anno seguente venne posata la prima pietra dell’attuale edificio. Il progetto della ricostruzione fu affidato al maestro João Antunes, ma vedrà la conclusione solo nel 1966, per ordine dell’allora Presidente del Consiglio António de Oliveira Salazar. Erano passati 284 anni.

L’espressione popolare “obras de Santa Engrácia”, usata in portoghese per designare qualcosa che tarda a concludersi, è solo uno dei dati associati alla chiesa. Un altro è la figura di Simão Solis, un cristão-novo che nel 1630 fu accusato di avere profanato il tempio, per avere rubato le ostie conservate nella sagrestia. La leggenda narra che Solis, visto a girovagare attorno alla chiesa durante la notte dell’assalto, con le zampe del suo cavallo protette da dei panni per non fare rumore, giurò sino alla morte che era innocente. Prima di essere bruciato vivo nel Campo de Santa Clara, lanciò una maledizione alla chiesa ancora in costruzione: “É tão certo morrer inocente como as obras nunca mais acabarem!”. Il vero ladro fu identificato più tardi, quando si scoprì il vero motivo per cui Solis non volle mai dire cosa ci faceva vicino alla chiesa quella notte: era in attesa di Violante, la figlia di un nobile e novizia al Convento di Santa Clara, per fuggire insieme a lei.