giovedì 28 maggio 2015

Almada Negreiros, un trait-de-union tra arti e culture | Pisa, 10-12 giugno 2015

Congresso internazionale
10 | 11 | 12 giugno 2015 
almada negreiros
Un trait-de-union tra arti e culture 
Palazzo Matteucci, Pisa
Piazza Torriccelli 2 – Aula Magna
Da mercoledì 10 a venerdì 12 giugno 2015, presso l’Aula Magna di Palazzo Matteucci a Pisa (P.zza Torriccelli, 2) si svolge il Congresso Internazionale dedicato alla figura di José de Almada Negreiros (1893 – 1970). Disegnatore, caricaturista, illustratore, pittore, poeta, narratore, drammaturgo, ballerino, attore, performer, saggista, Almada Negreiros ha praticato ogni genere di espressione artistica, anticipando spesso i grandi movimenti del Novecento europeo, sia a livello figurativo, sia a livello letterario. 

L’evento, promosso dal Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa, in collaborazione con la Universidade Nova di Lisbona, insieme alle eredi di Almada Negreiros, è l’occasione per
 celebrare il centenario della nascita di “Orpheu”, la rivista più dirompente sulla scena culturale portoghese di inizio secolo XX, catalizzatrice degli intellettuali e degli artisti più importanti e noti del primo Novecento lusitano (con Fernando Pessoa a capofila).
Il congresso internazionale raccoglierà a dibattito studiosi italiani e stranieri che più si sono dedicati alla ricerca sulle varie anime dell’artista; è aperta inoltre al pubblico dal 10 al 27 giugno la mostra Almada Negreiros, artista prismatico (Pisa, Palazzo Matteucci): seguendo il filo rosso offerto dalla celebrazione del centenario della rivista «Orpheu», l’esposizione vuole sottolineare la profonda comunione tra l’artista e lo scrittore, a mo’ di glossa della stessa autodefinizione dell’autore che si firmava «Poeta de Orpheu, Futurista e Tudo» (poeta di Orpheu, futurista e tutto il resto). Prime edizioni, libri d’artista, disegni e un apparato audiovisivo e fotografico, con riproduzioni in grande formato dei ritratti dell’artista e dei suoi interventi grafici su giornali e riviste, segneranno la linea del tempo di una biografia che inizia in Africa (l’artista nacque nell’allora colonia portoghese di São Tomé e Príncipe) e si snoda per l’Europa: Lisbona, Parigi, Madrid.
Per maggiori informazioni:                

sabato 16 maggio 2015

“Dois amigos – Um Século de Música”- tour europeo di Caetano Veloso e Gilberto Gil

Gran rientro dopo 21 anni di assenza come coppia e 4 tappe italiane per i 50 anni di sodalizio


“Encontro de titãs, Os dois filhos mais famosos da Bahia, As personalidades líderes do Tropicalismo”. Queste alcune espressioni usate dalla stampa brasiliana per annunciare quello che già si profila come l’evento dell’estate prossima, ovvero il tour europeo che vede di nuovo insieme -dopo 21 anni di assenza come coppia dal Vecchio Continente - Caetano Veloso e Gilberto Gil per celebrare i 50 anni di sodalizio musicale e di amicizia fraterna. Non a caso, il titolo del tour ai due celeberrimi nomi affianca “Dois Amigos, Um Século de Música”. Le locandine che circolano nei Paesi europei interessati, tuttavia, dalla lingua cara al nostro Blog si adattano all’imperante inglese e il titolo del tour diventa “Caetano & Gil - Two Friends, One Century of Music”.

Delle 15 tappe europee, ben quattro toccano l’Italia, in quest’ordine: il 10 luglio a Chieri (TO) nell’ambito del Festival Beni Comuni; l’11 al Festival di Villa Arconati di Bollate (MI); il 17 all’Arena Santa Giuliana di Perugia nell’ambito di Umbria Jazz Festival; infine il 19 nel cortile d’onore di Villa Manin di Passariano-Codroipo (UD) per Udin&Jazz. Tuttavia, se qualche nostro lettore si trovasse a Lisbona il 31 luglio, segnaliamo che potrà godersi lo spettacolo al Parque dos Poetas presso l’Eiras Stadium dove si svolge il Cool Jazz Festival.

Poiché in Italia la notizia è arrivata quasi in sordina, ci si poteva illudere che fosse più facile accaparrarsi un posto per ascoltarli dal vivo a luglio. Ma è bastato tentare l’acquisto dei biglietti on line per constatare che molte poltrone erano già prenotate, segno che il tam tam è circolato come un fulmine mobilitando l’esercito di estimatori. Maggior enfasi all’evento è stata riservata da mezzi d’informazione di altri Paesi. I media brasiliani ne hanno parlato molto, soprattutto pregustando gli show che i loro beniamini terranno in patria a tour europeo terminato, nel secondo semestre dell’anno. In Portogallo la memoria è andata a 46 anni fa, quando Caetano e Gilberto erano intervenuti al programma Zip Zip nel Teatro Villaret di Lisbona e le immagini di quello spettacolo erano state poi recuperate dal documentarista Mateus Machado per realizzare il documentario “Tropicália” (2014). 

Il Diário de Notícias ricorda l’avvenimento con queste parole: “Quando Caetano Veloso e Gilberto Gil passaram por Lisboa a 4 de agosto de 1969 não tinha passado ainda um mês desde que ambos tinham abandonado o Brasil, depois de terem passado dois meses na prisão e outros quatro em prisão domiciliária. Como figuras de proa do movimento Tropicália, a atitude destas duas vozes subversivas - prosegue l’articolo firmato da João Moço - era não só uma ameaça ao regime militar que tinha sido instituído no Brasil em 1964, como ia contra o cânone que a esquerda de então queria estabelecer, abraçando ambos tanto a cultura pop britânica e americana como os ritmos tradicionais do nordeste brasileiro”.

A considerarlo come l’evento di maggior rilievo nella programmazione 2015 è il festival di Montreaux (Svizzera) che ospiterà lo spettacolo il 15 luglio. Il comunicato ufficiale del festival usa parole che tradiscono l’emozione, quando scrive: “Il Brasile non potrebbe darci un’eccitazione maggiore di questo dialogo chitarra e voce tra i due figli più famosi di Bahia”. Sottolinea inoltre come “l’avventura musicale e politica di Caetano e Gilberto sia la prova che alcune amicizie costituiscano di fatto momenti di svolta” e non esita a definirli “fratelli”. A proposito di Montreux, una curiosità: Gilberto Gil ha avuto modo di raccontare un episodio chiave della sua vita legato proprio a uno spettacolo tenuto nella località svizzera nel 1973, quando si apprestava ad abbandonare la musica. Fu il forte impatto sul pubblico del suo show - riferisce il comunicato del festival elvetico - che lo convinse a cambiare idea.

Dell’imminente tour europeo, si sa per ora che la coppia si affiderà solo a chitarra e voce, ma resta top secret il repertorio. Manca ancora tempo, visto che il primo appuntamento è quello in programma al Concertgebouw Theatre di Amsterdam il 25 giugno. Di qui ad allora circoleranno quasi certamente indiscrezioni, affiorate al momento soltanto a casa loro dove si scommette che il repertorio riserverà qualche sorpresa, oltre ad attingere dai grandi classici. Un sito brasiliano riferisce che i due musicisti, dando inizio alle prove, siano partiti dal celebre brano “Esotérico” (registrato nel 1976 nell’ambito del progetto “Doces Bárbaros” assieme a Gal Costa e Maria Bethânia) e lo inserisce tra quelli destinati a far parte dello spettacolo. In attesa di notizie certe, qui un assaggio della canzone che i due amici avrebbero già provato, postato nella pagina FB di Gil. 

sabato 9 maggio 2015

Seminario Internazionale "Ripensare la decolonizzazione" (Università degli Studi di Milano, 13-14 maggio 2015)


Seminario Internazionale
Ripensare la decolonizzazione. Il Portogallo, l’Europa e il sistema mondiale tra paradigmi teorici e rappresentazione culturale.

MERCOLEDI 13 MAGGIO 2015
AULA MALLIANI (Via Festa del Perdono, 7)

h 9.30  Saluti istituzionali
Marco Modenesi (Direttore del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere, Università di Milano)
Emilia Perassi (Senato Accademico, Università degli Studi di Milano)

h 10.00-11.30
Sessione 1ª: Decolonizzare le teorie (I)
Modera: Emilia Perassi
Miguel Mellino (Università degli Studi di Napoli l’Orientale)
Fanon, la decolonizzazione e la questione dell'Umano
Gennaro Ascione (Università degli Studi di Napoli l’Orientale)
Disapprendere la modernità, ripensare il globale
Nicoletta Vallorani (Università degli Studi di Milano)
Pensare obliquo. Le geometrie disobbedienti delle culture subalterne

h 11.30 Intervallo

h 11.45-13.15
Sessione 2ª: La decolonizzazione, il Portogallo e il sistema mondiale (I)
Modera: Vincenzo Russo
Margarida Calafate Ribeiro (Università di Coimbra) / Roberto Vecchi (Università di Bologna)
Os fins do tempo do fim: descolonização, negação, pertença

h 14.30- 16.00
Sessione 3ª: Decolonizzare le storie, decolonizzare gli spazi (I)

Modera: Laura Scarabelli
Cristiana Fiamingo (Università degli Studi di Milano)
Le verità nascoste. Angola, Sudafrica e Namibia: il difficile nodo delle memorie dalla border war
Valerio Bini (Università degli Studi di Milano)
La lunga decolonizzazione delle città africane
Lucio Valent (Università degli Studi di Milano)
Decolonizzazione e decolonizzazioni: una interpretazione storica

h 16.00 coffee break

h 16.15-17.30
Sessione 4ª: Decolonizzare le letterature (I)
Modera: Nicoletta Vallorani
Marco Modenesi (Università degli Studi di Milano)
Un durevole disincanto: la decolonizzazione nello sguardo di Alain Mabanckou e di Emmanuel Dongala
Ada Milani (Università degli Studi di Genova)
Pedagogo da Revolução: Amílcar Cabral e la decolonizzazione delle menti
Claudia Gualtieri (Università degli Studi di Milano)
La decolonizzazione viene dall'Africa

17.30
Proiezione del film-documentario: Labanta Negro di Piero Nelli (1966).Durata: 40 min.
(In collaborazione con l’Archivio audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico di Roma.)


GIOVEDI 14 MAGGIO 2015
AULA SALA CROCIERA ALTA STUDI UMANISTICI (Via Festa del Perdono, 7)

h 9.30-11.00
Sessione 5ª: La decolonizzazione, il Portogallo e il sistema mondiale (II)
Modera: Vincenzo Russo
Livia Apa (Università degli Studi di Napoli L’Orientale)
Decolonizzare il campo letterario. Alcuni spunti su teoria e pratica critica dopo le indipendenze
Valeria Ribeiro Corrosacz (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia)
Una decolonizzazione mai terminata: il “modello” portoghese di colonizzazione in Brasile e la costruzione dell’Altro/a africano/a nell’immaginario razzista
Roberto Francavilla (Università degli Studi di Genova)
Mappe mentali. Metamorfosi dello spazio nella letteratura capoverdiana
h 11.15 Intervallo

h 11.30- 13.00
Sessione 6ª: Decolonizzare le storie, decolonizzare gli spazi (II)
Modera: Valerio Bini
Beatrice Nicolini (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)
Violenza e armi. Il Mozambico dopo la Decolonizzazione
Maria Benzoni (Università degli Studi di Milano)
La idea de América Latina di Walter Mignolo.  Il punto di vista dello storico
Silvia Riva (Università degli Studi di Milano)
Tra noésis e práxis: letture e riletture della decolonizzazione nella poesia congolese

h 14.30-16.00
Sessione 7ª:  Decolonizzare le teorie (II)
Modera: Laura Scarabelli
Edoardo Balletta (Università di Bologna)
Barocco, Carnevale, Santo Daime: una riflessione ‘decoloniale’ di Néstor Perlongher
Marianna Scaramucci (Università degli Studi di Milano)
Modi di dire l’emergenza decoloniale

h 16.15 coffee break

h 16.30-17.30
Lezione magistrale di Serge Gruzinski

Storicismo, colonizzazione delle memorie e decolonizzazione: tra il Messico della conquista e le città rovinate del Nord (Francia)

domenica 3 maggio 2015

Luiz Ruffato alla Statale di Milano


Uno dei più rappresentativi romanzieri del Brasile contemporaneo, lo scrittore Luiz Ruffato, terrà presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere una conferenza dal titolo Uma ficção sem território - o desenraizamento contemporâneo il 5 maggio alle ore 12,30 in aula M205 (S. Sofia 9) nell'ambito del corso di Letteratura Portoghese e Brasiliana. La lezione sarà in portoghese.
Lo scrittore, pluripremiato in patria e all'estero e tradotto in varie lingue, è in Italia per presentare l'edizione italiana del suo ultimo  romanzo Fiori Artificiali (La Nuova Frontiera, Roma, 2015). Di Luiz Ruffato si possono leggere in italiano i romanzi Sono stato a Lisbona e ho pensato a te Di me neanche ti ricordi. Qui è possibile leggere lo straordinario e al contempo polemico discorso  tenuto da Luiz Ruffato in occasione dell'inaugurazione della Fiera del Libro di Francoforte del 2014 quando il Brasile fu paese ospite: "Uno scrittore alla periferia del mondo".


mercoledì 22 aprile 2015

Arriva il 25 aprile: ricordiamo a Revolução dos Cravos con la poesia “As portas que Abril abriu”

Fu scritta nel 1975 dal poliedrico Ary dos Santos: poeta popolare, attore e attivista politico


Puntualmente arriva il 25 aprile, fatidica data che i portoghesi continuano a celebrare dedicandole manifestazioni, convegni, sfilate e concerti uniti da un solo denominatore: non dimenticare a Revolução dos Cravos che in quel giorno del 1974 segnò il passaggio da una quarantennale dittatura alla democrazia. Molto si è scritto, detto e pure cantato al riguardo, anche sul nostro blog. Per non ripetere una storia già nota, ma non per questo meno emozionante, affidiamo il compito di mantenerla viva in questo 41/mo anniversario a una poesia dall’eloquente titolo As portas que Abril abriu. L’autore è il carismatico José Carlos Pereira Ary dos Santos (Lisbona, 7 dicembre 1936 - 18 gennaio 1984), celebre soprattutto per aver scritto oltre 600 letras per musiche interpretate dai maggiori fadisti lusitani. Non a caso la sua figura è celebrata tra le personalidades del Museo do fado di Lisbona.

Personaggio poliedrico uscito giovane dall’aristocratica famiglia per incompatibilità col padre e adattatosi a fare mille lavori, avvertì la vocazione per la poesia fin da piccolo e riuscì presto a farsi apprezzare come poeta popolare. Fu un pubblicitario di successo, autore di spettacoli teatrali e attore lui stesso, poiché amava interpretare le proprie poesie pubblicando anche un paio di dischi che le raccoglievano. Conosciuto per il suo attivismo politico nelle file del Partido Comunista Português (PCP) cui si era iscritto nel 1969 e non esente da critiche a causa del suo temperamento focoso, conquistò comunque la simpatia e la gratitudine di gran parte dei portoghesi. Non si spiegherebbe altrimenti il vuoto lasciato alla sua prematura morte, dovuta a una cirrosi epatica, tanto che la comunità di Lisbona gli intitolò il largo del Bairro de Alfama e affisse una lapide-ricordo sulla facciata della casa in rua da Saudade dove Ary aveva trascorso la maggior parte della vita.

Pur alternandosi fra teatro e vita politica, restò sempre la poesia dedicata al popolo il suo principale amore. Ecco come lui stesso descriveva questo legame in una delle numerose interviste negli anni successivi alla rivoluzione: «A poesia é, em primeiro lugar, a maneira que eu tenho de falar com o meu povo. Depois, é por causa desse povo, a própria razão da minha vida. É pesquisa, luta, trabalho e força. Ser poeta é escolher as palavras que o povo merece (…)».  

Che la popolarità di Ary dos Santos non si sia nel frattempo sbiadita lo si può constatare leggendo, ad esempio, il programma del “Festival dos Cravos de Abril” promosso dall’Associação Abril (associazione di carattere civico e culturale senza fini di lucro nata nel 1986), che si snoda nell’edizione 2015 in nove giornate dense di avvenimenti legati al tema della letteratura come si evince dal titolo “Literaturas mil… em abril”. La locandina del programma chiude proprio con un verso dell’obra poética di dos Santos dedicata alla Rivoluzione dei Garofani, scritta nell’estate del 1975. Trattandosi di una poesia molto lunga, ci limitiamo a estrapolarne qui una porzione significativa. Ma se qualcuno la volesse ascoltare per intero, declamata dall’autore, pubblichiamo il video per accontentarlo.


As portas que Abril abriu


Era uma vez um país
onde entre o mar e a guerra
vivia o mais feliz
dos povos à beira-terra

Onde entre vinhas sobredos
vales socalcos searas
serras atalhos veredas
lezírias e praias claras
um povo se debruçava
como um vime de tristeza
sobre um rio onde mirava
a sua própria pobreza

Era uma vez um país
onde o pão era contado
onde quem tinha a raiz
tinha o fruto arrecadado
onde quem tinha o dinheiro
tinha o operário algemado
onde suava o ceifeiro
que dormia com o gado
onde tossia o mineiro
em Aljustrel ajustado
onde morria primeiro
quem nascia desgraçado

Era uma vez um país
de tal maneira explorado
pelos consórcios fabris
pelo mando acumulado
pelas ideias nazis
pelo dinheiro estragado
pelo dobrar da cerviz
pelo trabalho amarrado
que até hoje já se diz
que nos tempos dos passado
se chamava esse país
Portugal suicidado

Ali nas vinhas sobredos
vales socalcos searas
serras atalhos veredas
lezírias e praias claras
vivia um povo tão pobre
que partia para a guerra
para encher quem estava podre
de comer a sua terra

Um povo que era levado
para Angola nos porões
um povo que era tratado
como a arma dos patrões
um povo que era obrigado
a matar por suas mãos
sem saber que um bom soldado
nunca fere os seus irmãos

Ora passou-se porém
que dentro de um povo escravo
alguém que lhe queria bem
um dia plantou um cravo

Era a semente da esperança
feita de força e vontade
era ainda uma criança

mas já era a liberdade...


domenica 12 aprile 2015

Manoel de Oliveira: «um grande lutador contra a morte» con «uma inclinação para a tristeza»

Piccoli ritratti dal mondo del cinema e della cultura ci aiutano a scoprire meglio chi era il cineasta


«Enquanto criança, tinha uma inclinação para a tristeza e para a melancolia». Difficile immaginare che a parlare così, in un’intervista del settembre 2002 a “Les Cahiers du Cinema”, fosse Manoel de Oliveira il quale aggiungeva di avere col tempo preso «gosto pela vida» anche se non vide mai «a melancolia afastar-se». Il decano della cinematografia portoghese, nonché mostro sacro del cinema internazionale recentemente scomparso alla venerabile età di 106 anni, appariva tutt’altro che incline alla malinconia. La sua straordinaria vitalità e la sua longevità anche dal punto di vista lavorativo, sembrano quindi in contrasto con tali affermazioni. Del resto è sempre sua la dichiarazione, alla stessa autorevole rivista che lo ha ospitato innumerevoli volte, di ritenersi «um grande lutador contra a morte».

Se siamo partiti da queste parole è perché proprio “Cahiers du Cinema” dedicherà alla figura e all’opera del genio portuense ben 20 o 30 pagine nella sua prossima edizione, in uscita il 9 maggio prossimo. Lo ha annunciato all’agenzia portoghese Lusa il caporedattore della prestigiosa testata Stéphane Delorme, osservando che si tratta di un’iniziativa importante in quanto va a coincidere con il festival di Cannes. Alla rassegna francese de Oliveira era di casa e in quella sede aveva inanellato numerosi premi, a partire da quello speciale del 1990 per culminare nella Palma d’oro alla carriera del 2008. Il legame tra il maestro portoghese e la Francia era, al di là di Cannes, strettissimo.

A sottolinearlo è stato Jacques Lemière, sociologo francese specialista in cinema portoghese che in una dichiarazione all’agenzia Lusa ha definito de Oliveira un «grande humanista que foi feliz como um Deus em França». Premesso che il regista scomparso parlava spesso della riconoscenza che nutriva per la Francia, non solo verso il pubblico che conquistò rapidamente ma anche per gli aiuti finanziari ricevuti, il docente di sociologia all’Università di Lille ha citato ad esempio il film Le soulier de Satin - O Sapato de Cetim del 1985, un’opera sostenuta direttamente dal Ministero francese della Cultura. Tra i ricordi che ha del regista, gli resta impresso soprattutto lo stupore con cui confessò di sentirsi «fascinado pelo número de entradas nos cinemas do filme Je Rentre À La Maison - Vou Para Casa (2001), uma obra rodada em Paris com o ator Michel Piccoli».

Altra testimonianza riguardo al legame con la Francia è venuta dal produttore Paulo Branco che, emigrato clandestinamente dal Portogallo per sfuggire alla dittatura di Salazar, ha prodotto nel Paese d’Otralpe opere di De Oliveira nell’arco di oltre 20 anni, incluse tutte quelle sbarcate a Cannes. Parlando al termine del funerale nel Cemitério de Agramonte a Porto, Branco ha dichiarato di sentire una «enorme responsabilidade em ajudar a redescobrir o legado que o cineasta deixou». Sull’importanza di riscoprire l’immensa opera del maestro ha insistito aggiungendo: «Vão ter surpresas maravilhosas, porque é uma obra ainda muito pouco conhecida cá em Portugal, é a altura certa para isso».

Che sia il momento giusto per riportare alla luce il lavoro di de Oliveira ancora sconosciuto pure in Italia, lo pensa anche il nostro Blog che al cineasta aveva dedicato tempo addietro un paio di post, uno in occasione dei suoi 105/mo compleanno, l’altro per l’uscita del film O gebo e a Sombra. A poca distanza dal giorno della sua morte -avvenuta nella sua città natale il 2 aprile u.s.-  la cui eco si è sparsa nel mondo grazie a una presenza mediatica tale da coinvolgere un pubblico ben più ampio di quello cinefilo, il diario portoghese sceglie di partecipare idealmente al lutto estrapolando alcuni ricordi raccolti dalla stampa portoghese tra chi lo aveva conosciuto bene o affiancato nel lavoro.

Oltre ai già citati Delorme, Lemière e Branco segnaliamo quanto ha avuto modo di dire l’attore statunitense John Malkovich, protagonista di ben tre film di de Oliveira: O Convento del 1995, Vou para Casa del 2001 e Um Filme Falado del 2003. «O cinema não morreu com Manoel de Oliveira, mas Manoel de Oliveira era único e o cinema não será o mesmo sem ele», ha dichiarato Malkovich dopo aver premesso di considerarlo «um realizador único.» L’attore  Luís Miguel Cintra, che vanta il record di aver interpretato ben 18 suoi film a partire da Le Soulier de Satin del 1985 per concludere con O Gebo e a Sombra del 2012, ha detto che quando iniziava a girare, la prima cosa che il regista faceva era «criar uma família».

L’attore portoghese ha insistito soprattutto sulla grande semplicità e sullo spessore umano del cineasta, che si rapportava allo stesso modo con tutti gli addetti ai lavori dal protagonista all'elettricista. Emblematica la sua frase: «Nunca teve grandes conversas muito elaboradas, nem intelectuais sobre nada do que estava a fazer, isso faz parte do segredo do que se estava a fazer em comum. Esperava que houvesse uma corrente subterrânea de entendimento entre as pessoas, que se estabelecia através de coisas muito simples, como comer à mesma mesa, falar da saúde das pessoas, perguntar como estava o pai, como estava a mãe, (...), com todos os membros da equipa».

Il clima famigliare che riusciva a creare durante le riprese il regista trova conferma anche nella comune dichiarazione rilasciata dagli attori Claudia Cardinale e Michael Lonsdale, due stelle del cinema mondiale scelte da de Oliveira per O Gebo e a Sombra i quali hanno concordato nel dire di aver perso «um amigo».

Chiudiamo questo ricordo con le parole dello scrittore Mário Cláudio (Prémio Pessoa 2004) che, intervistato dalla rivista di critica letteraria “Renascença” ha posto l’accento sullo stretto legame tra l’opera di de Oliveira e la letteratura, sua primaria fonte d’ispirazione. Qui il suo riferimento è andato a scrittori come Padre António Vieira, Teixeira de Pascoaes, José Régio e Agustina Bessa-Luís. «Manoel de Oliveira é um realizador de obras de escritores- ha detto Cláudio- e, neste sentido, é natural que os autores tenham um dívida de gratidão».