mercoledì 7 ottobre 2015

Angola: José Eduardo Agualusa «Não se constrói uma democracia com presos políticos»

Lo scrittore interviene su diritti umani nel suo Paese al dibattito Amnesty Università Lisbona


José Eduardo Agualusa
Non è passato molto tempo da quando abbiamo parlato di un’importante ex colonia portoghese, tuttora travagliata da contrasti interni tra opposte fazioni e della presa di posizione al riguardo da parte di un importante scrittore. Si trattava del Mozambico e di Mia Couto che lanciava un forte appello alla pacificazione. Ora torniamo a parlare di un’ex colonia e di uno scrittore non meno importante, cioè dell’Angola e di José Eduardo Agualusa che ha reso onore al suo Paese natale (è nato a Huambo il 13 dicembre 1960) facendosi apprezzare nel panorama internazionale con decine di opere tra romanzi, racconti e poesie, tradotte in ben 25 lingue. Basti citare, tra quelli editi in Italia, “Un estraneo a Goa” (2009 Urogallo), “Barocco Tropicale” (2012 La Nuova Frontiera), “Borges all’inferno e altri racconti” (2009 Urogallo).

Sia nel caso di Couto sia in quello di Agualusa, a colpire Il diario portoghese è il forte senso civico di appartenenza che contraddistingue i due scrittori e l’incessante anelito a conseguire una stabilità democratica nei Paesi, entrambi protagonisti di luttuose rivoluzioni per poter conquistare l’indipendenza. Quel che ci preme cogliere è soprattutto la portata del loro messaggio e l’alto senso civico dimostrato più che inserirci nei meandri delle questioni politiche interne dei due Paesi, a dir poco complesse. Lo spunto ci viene da una “conversa aberta” sulla situazione dei diritti umani in Angola organizzata da Amnesty International Portogallo presso la Facoltà di Diritto di Lisbona, svoltasi il 17 settembre u.s. cui ha partecipato tra gli altri José Eduardo Agualusa, che attualmente vive tra Lisbona, Rio de Janeiro e Luanda.

Nell’occasione -a quanto riportato da numerosi organi di stampa locali- lo scrittore ha fatto riferimento a un clamoroso caso, molto dibattuto dai media lusofoni, ma la cui eco ha stentato ad arrivare fino a noi. Si tratta dell’arresto avvenuto a Luanda alla fine del giugno scorso e alla conseguente detenzione di 15 giovani accusati di voler organizzare un golpe. I giovani, benché non incriminati formalmente, sono tuttora in custodia cautelare e costretti in regime di isolamento, privati sia di adeguato accesso di assistenza legale sia delle visite dei famigliari. A tale proposito ecco le parole scandite da Agualusa davanti a un’aula piena di studenti: «Eu não conheço democracias com presos políticos e eles são presos políticos». Lo scrittore ha ammesso di dover rivedere le sue stesse opinioni, fino a non molto tempo fa più fiduciose circa la democrazia in Angola che giudicava ancora incompleta ma in cammino verso il suo completamento, mentre  ora il suo giudizio si fa più drastico tanto da aggiungere: «Com a prisão destes jovens tudo mudou. Não se constrói uma democracia com presos políticos».

In altri passaggi del suo intervento la critica al governo si fa esplicita, ad esempio quando sostiene che «até do ponto de vista estratégico é um erro enorme o que o MPLA (Movimento Popular de Libertação de Angola, partido governamental) está a fazer». Del resto i malumori nei confronti del Presidente José Eduardo dos Santos, in carica da ben 35 anni, serpeggiano ormai da parecchio non solo in varie aree del Paese, ma persino un seno allo stesso MPLA e negli ambiti più vicini al centro del potere. Ciò spiega meglio l’affondo dello scrittore quando dice: «Não conheço nenhuma democracia em que o mesmo Presidente esteja no poder há 35 anos».

Rafael Marques
Ana Gomes













Al dibattito erano presenti anche l’eurodeputata del Partito Socialista portoghese Ana Gomes e l’attivista-giornalista angolano Rafael Marques, arrestato e condannato a sei mesi di detenzione (con la pena sospesa successivamente per due anni) in seguito alla pubblicazione del libro dall’eloquente titolo “Diamantes de Sangue, Corrupção e Tortura em Angola”. Poiché una delle domande degli studenti era tesa a capire se l’Angola sia una democrazia corrotta o una dittatura, secca la risposta di Marques: «Angola não se faz com um só homem» e tra i 24 mln di suoi abitanti «há muitas pessoas inteligentes que podem assumir a tarefa de mostrar outro caminho para a sociedade”. Per Marques «Em Angola o regime funciona por via de um triângulo: a corrupção, a repressão e a propaganda».

Non meno tenera Ana Gomes, la quale dopo aver ricordato che la sua “famiglia politica” è sempre stata il MPLA e di aver pure giocato un ruolo attivo nell’ingresso del partito nell’Internazionale socialista nel 2003, dopo la guerra, ha concluso con un’amara osservazione: «Não entraram na Internacional Socialista para respaldar a roubalheira». Alla Gomes, reduce da una recente visita a Luanda, si deve l’iniziativa di una risoluzione sull’Angola - approvata a stragrande maggioranza il 10 settembre u.s. dal Parlamento Europeo - in cui si chiede tra l’altro la liberazione sia dei 15 giovani sia dell’attivista José Marcos Mavungo, condannato nella provincia di Cabinda a sei anni di prigione per incitamento alla ribellione. Al fitto elenco di richiami al rispetto dei diritti umani contenuto nella risoluzione, va detto che il Governo Angolano ha replicato con una nota diffusa dall’agenzia Angop e riportata dall’italiana AGI, in cui “ripudia, con veemenza, i contenuti della risoluzione per la loro gravità e li definisce calunniosi”.

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