giovedì 22 dicembre 2011

L'Africa lusofona in Italia: Roma Multietnica, guida alle comunità migranti

Il sito “Roma multietnica” nasce dall'esperienza del Settore multiculturale delle Biblioteche del Comune di Roma, impegnate da molti anni in un progetto di conoscenza e comunicazione con le diverse culture che coesistono e interagiscono nel nostro Paese e nella città di Roma. Da questi scambi sono scaturite tre edizioni di una guida alla Roma interculturale edite da Villaggio Editoriale: La Città invisibile (1998), Roma multietnica. Guida alla città invisibile (2000) e la recente Roma multietnica. Guida alla città interculturale (2008), disponibile nelle edicole e nelle librerie romane. La redazione della guida è nata dalla collaborazione tra esperti e mediatori interculturali italiani e stranieri, persone che portano con sé più mondi, capaci di fare da ponte tra diverse culture.
Oltre alle informazioni e gli aggiornamenti della realtà multietnica romana, sempre in continua evoluzione, il sito offre una vetrina degli eventi multiculturali e interculturali a Roma, un orientamento su libri e percorsi bibliografici sulle letterature del sud del mondo, un'offerta di link significativi sull’Intercultura, l'immigrazione e le aree del mondo dei nuovi cittadini migranti.
“Roma multietnica è andata alla ricerca della diversità culturale, ma anche e soprattutto della comunanza di interessi al di là delle barriere, là dove ci si ritrova in ciò che ci unisce e che più ci piace: il buon cibo, la buona musica, la buona letteratura, la buona compagnia, l’approfondimento e gli studi, la partecipazione e le feste, il silenzio e le preghiere. Alla ricerca di una qualità della vita che vada a tirar fuori il patrimonio più ricco della nostra umanità, quell’unicità personale che è lo strumento capace di farci entrare in comunicazione con l’altro”.
(Roma multietnica. Guida alla città interculturale, Villaggio editoriale, 2008, p. 11)

La città interculturale è quella delle associazioni e dei centri interculturali, delle seconde generazioni e dei rifugiati, delle case editrici e delle riviste interculturali, della mediazione e dei centri di documentazione, delle biblioteche e delle librerie interculturali, della musica e danza multietnica e dell’artigianato etnico.
Sono proprio gli stranieri, “portatori di più mondi, testimoni privilegiati delle loro comunità”, ad aver composto in gran parte la redazione di Roma multietnica 2008, curando le sezioni dei propri paesi d’origine: dall’Africa all’Asia, dai Paesi Arabi all’Europa dell’est, dai Rom, sinti e camminanti alla Roma ebraica. Dopo brevi introduzioni culturali, si passa all’interessante elencazione di ristoranti e negozi, associazioni e librerie, corsi di laurea e biblioteche, scrittori e registi, musica e locali.
Una sezione è dedicata all’Africa Lusofona, a cura della giornalista Maria De Lourdes Jesus, in cui vengono elencate le associazioni delle comunità afro-lusofone sul nostro territorio, le iniziative in Italia sul cinema, la musica, la danza e la letteratura dei paesi che si esprimono nella lingua di Camões.

Per maggiori informazioni si veda il sito di Roma Multietnica.  


martedì 20 dicembre 2011

Relazioni Italia-Portogallo: Umberto Eco tradotto da Jorge Vaz de Carvalho

Coscienti che questa affermazione può suscitare qualche riserva, ci sembra che per la letteratura italiana il 2011 sia stato l’anno di Umberto Eco, sia per lo straordinario successo del suo sesto romanzo, Il cimitero di Praga, in Italia e all’estero, sia anche per la pubblicazione dei suoi ultimi tre libri: Il Medioevo. Cattedrali, Cavalieri, Città; Il Medioevo. Castelli, Mercanti, Poeti; Costruire il nemico e altri scritti occasionali.

Traduttore di finezza artistica e creativa di Umberto Eco, dall’italiano al portoghese, è Jorge Vaz de Carvalho, cantante  lirico di fama internazionale, esperto di letteratura portoghese, in particolare dell’opera di  Jorge de Sena, autore di opere di poesia, racconti e saggi. Dello scrittore italiano ha tradotto Il cimitero di Praga (O Cemitério de Praga, Gradiva Edições, Lisbona, 2011), romanzo storico sui Protocolli dei Savi di Sion, il falso documento sulla presunta congiura ebraica per la conquista del mondo, ritenuto autentico, tra i tanti, anche da Adolf Hitler. Segue Costruire il nemico e altri scritti occasionali (Construir o Inimigo e outros escritos ocasionais, Gradiva Edições, Lisbona, 2011), una raccolta di saggi a tema e di variazioni talora impegnate e talora divertite su temi come l'Assoluto, il Fuoco, il perché piangiamo sulla sorte di Anna Karenina, le astronomie immaginarie, i tesori delle cattedrali, le Isole Perdute, Victor Hugo e i suoi eccessi, le veline, il meccanismo dell'agnizione nel romanzo d'appendice, la fortuna o sfortuna di Joyce nell'epoca fascista eccetera. Infine, la stessa casa editrice portoghese ha appena pubblicato una nuova edizione de Il nome della rosa: si tratta di un’edizione rivista del più celebre romanzo di Umberto Eco, ora espunto di ridondanze e incoerenze storiche, soprattutto nelle citazioni latine. Ancora di Umberto Eco è stato appena pubblicato, per un’altra casa editrice e un altro traduttore, il primo volume dedicato all’età medievale, che ha coinvolto specialisti e accademici italiani e europei.


domenica 18 dicembre 2011

Addio a Cesária Evora, “la diva a piedi nudi”

Omaggio alla cantante Cesária Evora,  morta ieri in un ospedale dell'isola di São Vicente, nel nord dell'arcipelago di Capo Verde, dove era nata il 27 agosto di 70 anni fa. Una delle più talentuose cantanti del mondo, regina della canzone in lingua portoghese, interprete principe della morna, la colonna sonora delle sue isole, Capo Verde.

lunedì 12 dicembre 2011

Poemário Inatual (IV)

Esta é uma homenegam comovida ao poeta vivo que me interessa mais.

Ruy Belo (1933-1978)

No meu país não acontece nada
À terra vai-se pela estrada em frente
Novembro é quanta cor o céu consente
Às casas com que o frio abre a praça

Dezembro abre vidros brande as folhas
A brisa sopra e corre e varre o adro menos mal
Que o mais zeloso varredor municipal
Mas que fazer de toda esta cor azul

Que cobre os campos neste meu país do sul?
A gente é previdente cala-se e mais nada
A boca é pra comer e pra trazer fechada
O único caminho é direito ao sol

No meu país não acontece nada
o corpo curva ao peso de uma alma que não sente
Todos temos janela para o mar voltada
O fisco vela e a palavra era para toda a gente

E juntam-se na casa portuguesa
saudade e o transistor sob o céu azul
A indústria prospera e fazem-se ao abrigo
da velha lei mental pastilhas de mentol

Morre-se a ocidente como o sol à tarde
Cai a sirene sob o sol a pino
Da inspecção do rosto o próprio olhar nos arde
Nesta orla costeira qual de nos foi um dia um menino?

Há neste mundo seres para quem
A vida não contém contentamento
E a nação faz um apelo à mãe,
Atenta a gravidade do momento

O meu país é o que o mar não quer
É o pescador cuspido à praia à luz do dia
Pois  a areia cresceu e a gente em vão requer
curvada o que de fronte erguida lhe pertencia

A minha terra é uma grande estrada
Que põe a pedra entre o homem e a mulher
O homem vende a vida e verga sob a enxada
O meu país é o que o mar não quer

“Morte ao Meio-dia” in Boca Bilingue (1966)


venerdì 9 dicembre 2011

Breve storia della letteratura portoghese di Valeria Tocco

Dal re trovatore Dom Dinis a Nuno Júdice, dalle cronache di Fernão Lopes ai romanzi di Saramago e Peixoto, il volume traccia, a grandi linee, la storia della cultura lusitana dal Medioevo all’età contemporanea e offre uno sguardo d’insieme sulla formazione, il consolidamento e lo sviluppo della letteratura del paese più occidentale d’Europa, quello in cui, secondo Camões, «la terra finisce e comincia il mare». Poggiandosi su una scelta paradigmatica di autori, opere e avvenimenti sociopolitici, l’autrice propone uno strumento propedeutico allo studio della letteratura, della storia e della cultura portoghese, fornendo utili linee-guida a un pubblico universitario ed extra-universitario che voglia intraprendere studi in ambito lusofono.

Breve storia della letteratura portoghese, a cura di Valeria Tocco, Carocci, Roma, 2011.


Valeria Tocco è professore associato di Letteratura Portoghese presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Romanze dell'Università di Pisa. Si è dedicata soprattutto a problematiche relative ai secoli XVI-XVII producendo lavori di taglio prevalentemente filologico, quali le edizioni di poeti palacianos, di poesia allegorica, e di raccolte sapienziali. Sempre in questo ambito cronologico, si è interessata di poesia novilatina; di classicismo; di petrarchismo; di letteratura speculare; di romanzo rinascimentale. Ha dedicato al più importante poeta del Rinascimento portoghese – Luís Vaz de Camões – numerosi studi, tra cui l'edizione commentata del poema epico Os Lusíadas. È intervenuta inoltre su tematiche di epoca moderna e contemporanea, come ad esempio su problematiche di storia politico-culturale, varianti d'autore, romanzo sulla guerra coloniale, avanguardia.

martedì 6 dicembre 2011

"Roma. Esercizi di riconoscimento" di António Mega Ferreira

Venerdì 9 dicembre 2011, alle ore 18, presso la sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini in Campidoglio, a Roma, avrà luogo la presentazione del libro Roma. Esercizi di riconoscimento, di António Mega Ferreira.

Interverranno l'autore, il curatore Prof. Brunello De Cusatis e Marco Bucaioni (Edizioni dell'Urogallo).

(Cliccare per ingrandire l'immagine)

Maggiori informazioni sul romanzo e sull'autore al sito Urogallo.eu

sabato 3 dicembre 2011

"Dicionário de Luís de Camões", di Vítor Aguiar e Silva


“Para nós portugueses, Camões cria a única mitologia cultural digna desse nome ainda viva e, apesar das aparências, mais viva do que nunca como texto profético da nossa perenidade sempre em instância do naufrágio”.

Eduardo Lourenço (revista Ler, Ottobre 2011)


La casa editrice Caminho ha recentemente pubblicato il Dicionário Luís de Camões, il primo dizionario dedicato alla vita e all’opera del poeta lusitano, elaborato da specialisti portoghesi, ma non solo, sotto la supervisione di Vítor Aguiar e Silva.

L’opera è il risultato di una maratona editoriale, durata ben cinque anni,  che ha coinvolto 69 collaboratori di varie nazionalità e che raccoglie circa 200 articoli su colui che viene definito “o poeta da nacionalidade”, per aver scritto la moderna epopea “Os Lusíadas”.

Il Dicionário Luís de Camões, di circa mille pagine, è considerato il grande avvenimento editoriale del 2011 e fornisce ai lettori informazioni rigorose e aggiornate sulla biografia, l’opera lirica, epica, drammaturgica ed epistolare di Camões, integrate da spiegazioni relative alla contestualizzazione storico-letteraria, ai problemi filologici e alla critica camoniana nelle diverse fasi della letteratura portoghese.

martedì 29 novembre 2011

Una nuova edizione per "Il libro dell'inquietudine"


Il libro dell’inquietudine è il “Grande Libro” che Pessoa scrisse nel corso di tutta la vita, il progetto mai concluso cui si dedicò dagli anni Dieci al 1934 almeno. “Il libro che Pessoa ha scritto ma non ha mai letto”, secondo la paradossale definizione di Eduardo Lourenço, ci è giunto in forma di centinaia di frammenti che, nella loro grande maggioranza, raccontano l’autobiografia “senza avvenimenti” di Vicente Guedes prima, di Bernardo Soares poi. In particolare Soares, aiuto contabile in una ditta di Lisbona, è l’uomo qualunque, prigioniero della quotidianità, stritolato dal ripetersi di giorni sempre uguali e dalla mediocrità dei colleghi, l’uomo perennemente alla finestra, le cui vie di fuga sono l’arte, il sogno, l’immaginazione. Cinico, a volte freddo, egocentrico ed egoista, Soares scruta dentro di sé con narcisistico, morboso ed esacerbato interesse per le proprie sensazioni. I brani di diario, i cui motivi costanti sono il tedio, la stanchezza, l’inazione, il sogno, la fuga dal mondo reale, la fobia dei rapporti interpersonali, si alternano a riflessioni sull’arte, la politica, la scienza... Ma il Libro non è solo questo: è anche uno scrigno di testi di taglio simbolista, le cui atmosfere rarefatte ci proiettano in un mondo onirico e atemporale molto suggestivo. Esempi di una prosa raffinata, retoricamente elaborata, che in questa nuova edizione, curata da Valeria Tocco, la più filologicamente aggiornata a disposizione del pubblico italiano, rivive in tutta la sua complessità e ricchezza.

Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine, a cura di Valeria Tocco, Mondadori, Milano, 2011.

Prezzo, 11 euro.

lunedì 28 novembre 2011

"Celebrità è plebeismo"

“La lettura”, il nuovo inserto culturale della domenica del “Corriere della Sera”, pubblicava ieri un articoletto di Marzio Breda, La lezione di Pessoa.  Riportiamo qui il breve testo, certi possa essere di interesse per i lettori del nostro blog, oltre a essere di estrema attualità per il nostro Paese.
“Consigli ai politici per una piccola autoterapia durante la tregua offerta loro dal governo Monti: leggere Fernando Pessoa. Per cogliere dalla convivenza degli eteronimi nella sua opera i segreti della «moltiplicazione dei punti di vista» e del rispetto degli altri. Di più: considerare parte della cura la rinuncia alle passerelle in tv, consapevoli che – diceva il poeta portoghese - «celebrità è plebeismo».
Ci sentiamo di accogliere il consiglio del giornalista.
Qui di seguito il testo di Fernando Pessoa, da cui è tratta la citazione.

“La celebrità è un plebeismo. Perciò deve ferire un’anima delicata. È un plebeismo perché lo stare in evidenza, l’essere guardato da tutti infligge, a una creatura delicata, una sensazione di consanguineità esteriore con quelli che provocano scandalo nelle strade, che gesticolano e parlano ad alta voce nelle piazze. L'uomo che diventa celebre perde le sua vita intima: le pareti della sua vita domestica diventano di vetro; è sempre come se il suo abbigliamento fosse eccessivo; e quelle sue minime azioni – stupidamente umane alle volte – che egli avrebbe voluto invisibili, sono filtrate dalla lente della celebrità che ne fa delle spettacolari piccolezze, con la cui evidenza la sua anima si corrompe o si infastidisce. Bisogna essere molto grossolani per potersi tranquillamente permettere di essere celebri […]”.


(Fernando Pessoa, Una sola moltitudine, Adelphi, Milano 1979, vol. I, pag. 80)

lunedì 21 novembre 2011

Cinema in lingua portoghese a Milano: "Nha Fala" di Flora Gomes

Mercoledì 23 novembre, ore 16.30, proiezione del film "Nha fala" di Flora Gomes (2002).
Aula 9, Piazza S. Alessandro - Università degli Studi di Milano.

La proiezione del film si inserisce all’interno dell’iniziativa “Ciclo di cinema in lingua portoghese – 4 film per 4 nazioni”. Il film sarà presentato in lingua originale, corredato da sottotitoli in italiano, e verrà brevemente introdotto attraverso una adeguata contestualizzazione storico-culturale e una puntualizzazione semantico-linguistica dai docenti delle Cattedre di Lingua e Letteratura Portoghese e Brasiliana.

Colorata e leggera commedia musicale, che attraverso il percorso della giovane africana Vita, esprime l'energia positiva di un continente impegnato a ritrovare la propria voce. Affrontando allegramente la "necessità" della morte e il bisogno di rinascita.

Il giallo e il rosa che colpirono il Pasolini-Edipo quando si spinse in Marocco per distruggere le proprie radici (paterne razionali borghesi,) sono gli stessi che dominano Nha Fala. Ancora più forti perché la Guinea Bissau da cui proviene Flora Gomes è più vicina al ventre umido della Madre Africa origine di Vita, la protagonista, che il padre naturale non l'ha neanche conosciuto e quello "ideale" è un busto (unico corpo inanimato del film) che soltanto alla fine troverà una collocazione.
Partendo da qui il viaggio che compie Vita è inverso, va da sud verso nord, a Parigi, per rompere il leggendario cordone "primitivo, animista" ereditato dalle donne della sua stirpe: non cantare mai (nha fala in creolo portoghese significa la mia voce). I contrasti e le scissioni non si risolvono negli accecanti bagliori di morte ma si sciolgono nel sorriso e nella voce della bellissima Fatou N'Diaye, che non "uccide" per annientare ma per avviare il ciclo di rinascita.
Nell'opera di Flora Gomes riesce quell'unione tra la linearità occidentale-cristiana e la ciclicità naturale rappresentata attraverso il funerale del vecchio vicino di casa di Vita Sonho (morto nel sonno ma anch'egli pronto a rinascere), che per Edipo (essenza della nostra cultura) risulta persa nell'eterna cecità.
Nha Fala traspone la speranza-poetica del regista guineano di trovare un equilibrio tra i due volti dell'Africa, continente "sospeso tra il peso delle origini e la forza dei suoi desideri, fra colonizzazione e indipendenza, fra tradizione e modernità". Flora Gomes disegna un percorso equilibrato e intriso di senso che trova la sua forma nell'aristotelica perfezione circolare. Contemporaneamente prova a gettare un ponte culturale tra (ex) colonizzati e colonizzatori, in perfetta armonia con la colonna sonora di Manu Dibango, in cui si uniscono ritmi afro e sonorità mediterranee, e con il volto della franco-senegalese Fatou N'Diaye (infatti Vita si innamora del musicista parigino Pierre).

Fonte: Sentieri selvaggi. Articolo del 31/08/2002 di Fulvio Baglivi (Venezia 59).

sabato 19 novembre 2011

Presentazione del libro "Il compleanno" di Dulce Maria Cardoso

Mercoledì 23 novembre, alle ore 18, presso la Casa delle traduzioni di Roma, in via degli Avignonesi 32, verrà presentato  il romanzo Il compleanno di Dulce Maria Cardoso (edizioni Voland), con la partecipazione dell’editore Daniela di Sora e del traduttore Daniele Petruccioli.

“Un romanzo sul desiderio e sul potere. Il potere esercitato dal ricco Afonso sulla bellissima prostituta Sofia. Il potere che Sofia esercita sul fidanzato Júlio che sogna una casetta con la donna della sua vita sulla «sponda giusta del fiume. Il desiderio di Clara, figlia di Afonso, per la cameriera Elisaveta. E poi ci sono Lily e Manuel, fratello di Clara, che chiacchierano in chat da un continente all’altro senza essersi mai visti. Su tutti aleggia, comica e terribile, la tirannia di Alice, moglie-bambola di Afonso, disposta a qualunque cosa pur di organizzare una festa perfetta per il compleanno del marito. Impigliati nelle loro vite, i personaggi di questo romanzo hanno la vividezza indimenticabile che conferisce loro lo sguardo eccentrico di una grande scrittrice”.

Dulce Maria Cardoso è nata a Trás-os-Montes, Portogallo, nel 1964, ma ha trascorso parte della sua infanzia in Angola. Tornata in Portogallo, si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà di Diritto di Lisbona e inizia a scrivere soggetti cinematografici e racconti. Il suo primo romanzo, Campo de Sangue (2002), scritto con l’appoggio della borsa di studio “Bolsa de Criação Literária do Ministério da Cultura”, ha ricevuto il prestigioso “Grande Prémio Acontece de Romance” ed è stato tradotto in Francia, America Latina, Spagna, Brasile e Italia (In Italia è stato pubblicato dalla casa editrice Voland nel 2007). Pubblica il suo secondo romanzo Os Meus Sentimentos  nel 2005, a cui seguono Até Nós (2008), una raccolta di racconti, e il romanzo O Chão dos Pardais (2009).  Nello stesso anno riceve il Premio letterario dell’Unione Europea.

Dulce Maria Cardoso
Il Compleanno (2011)

Titolo Originale: O Chão dos Pardais (2009)

Traduzione di Daniele Petruccioli

Edizioni Voland
Collana Amazzoni

martedì 15 novembre 2011

Terza riedizione in Portogallo di "Diário Íntimo" di Luís Amaro

"Quero o silêncio perfeito 
onde a minha lembrança não abra rios de sangue."


“Luís Amaro é uma figura a vários títulos singular nas nossas letras, que já várias vezes aqui tentamos “apresentar”, ao que na sua enorme discrição ele resiste…: fora dos holofotes, tem sido o leitor mais atento e amigo, o “revisor” mais rigoroso e sabedor, o colaborador mais constante e desinteressado, a vários níveis, de numerosos escritores de todas as gerações - quer enquanto trabalhou na Portugália Editora, e a seguir na Colóquio Letras, quer depois disso e independentemente de quaisquer funções que hoje, com 88 anos, já não exerce”. 

Con queste parole apre l’articolo  apparso sull’ultimo numero di Jornal de Letras dedicato a Luís Amaro -A Poesia di Luís Amaro-,  in occasione della ripubblicazione dell’antologia poetica “Diário Íntimo”. L’opera, ormai giunta alla terza edizione in Portogallo, riunisce tre raccolte: Juvenília (1941), il libro Dádiva (1942-49), e Outros Poemas (1950- ). La prima edizione uscì nel 1975, dopo il successo di “Dádiva”, la seconda edizione  nel 2006. Questa nuova edizione, come l’autore stesso segnala nella nota introduttiva, contiene poesie inedite che risalgono sia al periodo giovanile sia agli ultimi anni;  inedito è anche il frammento di una lettera che Jorge de Sena scrisse nel 1975 a Luís Amaro, sulla sua poesia: “V. continua a ser o poeta dos momentos fugidios, de uma melancolia desencantada, de uma como que prisão de que o espírito busca escapar – se em instantes de revelação, de um sentir da vida como algo precioso que se esvai. Continua a ser o mesmo poeta de uma linguagem na aparência muito simples, mas que, na verdade, contorna e circunda uma realidade que é um jogo de reflexos entre o exterior e o interior. Essa linguagem sempre foi muito ritmicamente segura, mas revela ainda melhor a sua segurança, nos últimos poemas , adentro dos limites estilísticos que V. a si mesmo e para si mesmo criou. Na totalidade o livro é excelente, e a crítica teria obrigação de o dizer”.




lunedì 14 novembre 2011

Mostra omaggio a José Saramago. Viaggio in Portogallo di Maurizio Bartolucci

Giovedì 24 novembre, alle 17.00, verrà inaugurata, presso la Biblioteca Vallicelliana di Roma, la mostra fotografica "Omaggio a Josè Saramago. Viaggio in Portogallo" in cui l’autore, Maurizio Bartolucci, ricostruisce l’avventura letteraria dello scrittore portoghese in un suggestivo percorso tra vita e arte che attraversa le terre lusitane.
L’esposizione sarà aperta fino al 3 dicembre, dal lunedì al sabato, ore: 10.00 – 13.00.

"Attraverso un bel libro pubblicato qualche anno orsono Josè Saramago ci accompagna per le strade del Portogallo ed affronta i temi storici, artistici e culturali che riguardano questo Paese. Un viaggio, quello documentato dallo scrittore portoghese, compiuto nei primi anni novanta, che si configura come un ritorno alle terre lusitane dopo i grandi avvenimenti che hanno portato alla democrazia a metà degli anni settanta. Grande conoscitore della tradizioni del Portogallo, che hanno giocato un ruolo importante nella sua avventura letteraria, Saramago compie migliaia di chilometri in splendida solitudine alla ricerca di luoghi e tesori che descrive con certosina accuratezza. Non solo Porto e Lisbona ma decine di altre città grandi e piccole che hanno contribuito a scrivere la storia di questi luoghi. Una avventura che ho cercato di ricostruire attraverso una serie di foto scattate nel 2008 e che vi propongo in un luogo prestigioso: la Biblioteca Vallicelliana, nel cuore di Roma". Maurizio Bartolucci.

lunedì 7 novembre 2011

Cinema in lingua portoghese a Milano: “Quem és tu?” di João Botelho

Mercoledì 9 novembre, ore 16.30, proiezione del film “Quem és tu?” di João Botelho.

Aula Manhattan – Università degli Studi di Milano, via Festa del Perdono, 7.

La proiezione del film si inserisce all’interno dell’iniziativa “Ciclo di cinema in lingua portoghese – 4 film per 4 nazioni”. Il film sarà presentato in lingua originale, corredato da sottotitoli in italiano, e verrà brevemente introdotto attraverso una adeguata contestualizzazione storico-culturale e una puntualizzazione semantico-linguistica dai docenti delle Cattedre di Lingua e Letteratura Portoghese e Brasiliana.






La tragedia della Storia, la ferita del corpo, “ Quem és tu?”


Botelho mette in scena la ferita fondante della storia portoghese in un film che indaga la genesi e le conseguenze di un mito tragico, attraverso una ricerca che è anche un saggio di cinema controllato e rigoroso.



Apparente scarto dagli stilemi, dagli ambienti altoborghesi tipici del regista portoghese, “Quem es tu?” (Chi sei tu?), ultimo lungometraggio di João Botelho, si inserisce invece con estrema facilità all’interno delle ossessioni del regista di “Qui sulla Terra” e “Traffico”. L’ossessione per la tragicità dell’esistenza, sia pure mascherata da commedia, o da farsa, ritorna in questo film, che mette in scena una delle opere fondamentali del teatro portoghese, “Frei Luís de Sousa”, scritto nel 1843 da Almeida Garrett; tre atti di straordinaria complessità nella semplicità apparente della messa in scena, che diventano, nelle mani di Botelho, anche un saggio di regia controllata e rigorosa.
“Quem es tu?” si presenta come esplorazione, indagine su un mito fondante della storia portoghese, quella del “Re atteso”, Sebastiano del Portogallo (1554-1578), un re folle, squilibrato, deforme, che convinse i nobili del Paese a partecipare ad una crociata contro i musulmani che premevano alle porte del regno, e che fu clamorosamente sconfitto nella battaglia di Alcácer Quibir nel 1578. Da allora questa figura rimase a lungo nelle leggende popolari del Portogallo, cantata nelle canzoni che evocavano il suo ritorno come liberatore dal giogo spagnolo. La tragedia che si svolge nella casa di Dom Manuel de Sousa Coutinho è impregnata di questa attesa, di questo senso di perdita fatale che la leggenda del Re Sebastiano cerca in tutti i modi di esorcizzare. Muovendo la macchina da presa all’interno delle mura del palazzo, Botelho racconta la storia di una nobile famiglia portoghese la cui esistenza è sconvolta dal ritorno del primo marito di Madalena de Vilhena, ormai risposatasi con Dom Manuel e madre della piccola Maria, creatura innocente, pallida e gracile. La tragedia si sviluppa attraverso un sapiente uso dei corpi e dei volti degli attori, attraverso le voci ora potenti ora ridotte ad un sussurro, attraverso il colore che squarcia il buio incombente, l’atmosfera malata e fredda che circonda il film. L’arrivo del primo marito di Madalena, Dom João, creduto morto nella battaglia di Alcácer Quibir diventa, nel film, la manifestazione concreta evidente, personale di una caduta, della fine di una potenza europea come il Portogallo. Nell’unica scena girata in esterni, quella della battaglia, Botelho lascia ogni spettacolarità fuori campo, per far sì che sia una lunga, interminabile carrellata sui cadaveri rimasti sul campo a descrivere, con un’unica immagine, l’assurda impresa del Re folle, la morte che segna la modernità di un Paese, la violenza di un atto fondante. L’altra morte assurda che chiude il film, quella della piccola Maria, distrutta dalla decisione dei genitori di prendere gli abiti talari per sfuggire al peccato, chiude, in perfetta circolarità, la tragedia che da collettiva (quella di un intero popolo) diventa individuale (quella della famiglia). 
L’origine teatrale del testo serve a Botelho per rinunciare ad ogni movimento eccessivo della macchina da presa, senza rinunciare al cinema, che decostruisce il testo, accentuandone i dettagli, gli elementi astratti e significanti del dolore, come i volti (quelli degli attori, come quelli dei ritratti che adornano le mura del palazzo), o gli improvvisi fiotti di colore (il sangue che sgorga dalla bocca di Maria morente), fino ai gesti folli, tragici e dirompenti dei personaggi. 
Un saggio di regia, dunque, che si arricchisce di elementi pittorici, usati dal regista non con intenti citazionisti, ma nel tentativo di disegnare la disfatta della storia e degli uomini. El Greco, il riferimento pittorico più evidente nel film, diventa la perfetta rappresentazione della dissoluzione di un’epoca, attraverso l’uso quasi carnale dei colori, la deformazione ascetica ed espressiva dei corpi e dei volti. Un film – quello di Botelho - che non racconta la Storia, ma ne indaga la tragicità implicita, il suo essere il luogo dove le ferite si aprono irrimediabilmente, per restare.


Fonte: Sentieri Selvaggi. Articolo del 09/09/2001 a cura di Daniele Dottorini (Venezia 58).

venerdì 4 novembre 2011

Ruy Belo, Homem de Palavra[s]

Si è concluso oggi, venerdì 4 novembre 2011, "Ruy Belo, Homem de Palavra[s]", il convegno internazionale organizzato in occasione del cinquantesimo anniversario della pubblicazione del primo libro di poesie di Ruy Belo, "Aquele Grande Rio Eufrates" (1961). Il convegno, promosso da Paula Morão, Nuno Júdice, dalla Fundação Gulbenkian e da Teresa Belo, vedova del  poeta, ha visto la partecipazione di studiosi e critici letterari di spessore internazionale, che hanno discusso sulle diverse sfaccettature dell’opera di Ruy Belo e sul  ruolo che il poeta portoghese occupa nella poesia contemporanea.

E TUDO ERA POSSÍVEL
Na minha juventude antes de ter saído
da casa de meus pais disposto a viajar
eu conhecia já o rebentar do mar
das páginas dos livros que já tinha lido
Chegava o mês de maio era tudo florido
o rolo das manhãs punha-se a circular
e era só ouvir o sonhador falar
da vida como se ela houvesse acontecido


E tudo se passava numa outra vida
e havia para as coisas sempre uma saída
Quando foi isso? Eu próprio não o sei dizer


Só sei que tinha o poder duma criança
entre as coisas e mim havia vizinhança
e tudo era possível era só querer

martedì 1 novembre 2011

"A morte de Carlos Gardel", romanzo di António Lobo Antunes al cinema

Solveig Nordlund ha adattato al cinema  “A morte de Carlos Gardel”,  primo adattamento cinematografico di un romanzo di António Lobo Antunes. Sebbene non sia il libro più conosciuto dello scrittore portoghese, è il più adatto a una trasposizione cinematografica, per l’evoluzione lineare del flusso narrativo. L’ordinato susseguirsi degli eventi nel romanzo ben si presta al cinema realista di Solveig Nordlund, nonostante la regista abbia dovuto limitare la polifonia di voci e i cambi di prospettiva, tipici della scrittura dell’autore portoghese:
“Limitei-me de certa maneira à história. Usando uma certa liberdade no tempo e no espaço, tentei imitar a técnica que ele tem de partir de uma personagem para outra, sem grande explicação ou transição. Mas claro que não é como no livro. Quando escreve ele muda de personagem a meio de uma frase. O meu cinema é realista, por isso não seria possível, a não ser que fizesse um filme mais experimental. Mas isto é só uma história contada com frases de Lobo Antunes e, nos momentos mais emocionais, dou-me a liberdade de passar de uma coisa para outra sem mais” (Solveig Nordlund, intervista a Jornal de Letras).


“A morte de Carlos Gandel” è la storia di un giovane tossicodipendente sul punto di morte, in stato comatoso. Assistito dai famigliari più vicini, ognuno di loro evoca ricordi e esperienze, memorie e vite attuali, fili di una stessa rete che condividono lo stesso dolore. La passione del padre del giovane per il tango e per la figura di Carlos Gardel, cantante di tango argentino, attraversa simbolicamente ciascuna di queste voci. Carlos Gardel è tutti loro, portatori di sogni e delusioni che la vita inevitabilmente regala.

«A Morte de Carlos Gardel»,prodotto da Fado Filmes, ha ricevuto l’appoggio per la realizzazione dall’Instituto do Cinema e Audiovisual/Ministério da Cultura, e dalla partecipazione finanziaria della RTP - Rádio e Televisão de Portugal.

Nata a Stoccolma, Solveig Nordlund coltiva la passione per il cinema sui banchi accademici. Si trasferisce presto in Portogallo, dove intraprende la carriera di cineasta come assistente di produzione. Lavora in vari film di registi portoghesi come Manoel de Oliveira e João César Monteiro. Dal suo primo lungometraggio «Dina e Django» , realizzato nel 1983, a oggi, la vasta produzione cinematografica di Solveig Nordlund si è divisa fra Svezia e Portogallo, e si è distinta nel panorama cinematografico portoghese per il suo valore artistico. Sulle tracce del suo maestro, il regista francese Jean Rouch, di cui fu alunna in Francia nel 1972, Solveig Nordlund dice che “ama fare film che ci sorprendano intellettualmente e formalmente”, rivelando la tensione a commuovere lo spettatore, sia per la qualità del livello narrativo, che per il linguaggio formale cinematografico.

domenica 30 ottobre 2011

"Cronaca di Rua 513.2" di João Paulo Borges Coelho

Una strada di una città coloniale africana, dall’insolito nome numerico di Via 513.2 fa da sfondo ai mutamenti sociali e politici della recente storia mozambicana. I nuovi arrivati si avvicendano infatti ai vecchi coloni portoghesi creando una nuova situazione urbana. Ma il fantasma del colonialismo, neppure tanto rarefatto, si manifesta quasi fisicamente nella figura degli spiriti dei vecchi coloni nella coscienza dei nuovi arrivati.
Il nuovo Paese, però, quello che sarebbe dovuto scaturire dall’indipendenza dal potere coloniale e dalla successiva Rivoluzione popolare, e che avrebbe finalmente fornito ai propri cittadini stabilità, prosperità e libertà, si divincola in mezzo a mille problemi, in situazioni nelle quali “things fall apart” – tutto il sistema crolla. Alla fine del libro, infatti, in un’economia stagnante e in un’atmosfera di sfacelo sociale, la Rua 513.2 vedrà “cadere” uno a uno anche i suoi nuovi abitanti, sotto le pesanti mazzate del fallimento economico privato o pubblico, della guerra o del carcere.
João Paulo Borges Coelho, in questo modo ci mostra con grande efficacia e senza filtri ideologici di alcun tipo, libero da schemi precostituiti, il fallimento del sogno dell’indipendenza del Mozambico, e il fallimento del nuovo stato nell’assicurare le condizioni indispensabili di vita ai propri cittadini.

João Paulo Borges Coelho, nato a Oporto nel 1950, ma trasferitosi fin dall’infanzia in Mozambico, a Maputo, che allora si chiamava Lourenço Marques, è uno di quei discendenti di coloni che hanno scelto di rimanere in Africa e di abbracciare la cultura e la cittadinanza “attiva” del Mozambico.
Professore universitario all’Università Eduardo Mondlane di Maputo, tiene corsi di Storia dell’Africa Australe anche come guest professor all’Università di Lisbona, in Portogallo.
Disegnatore e sceneggiatore di fumetti fin dagli anni ’80, è poi entrato nel mondo della narrativa. Ha al suo attivo i romanzi Crónica da Rua 513.2 (2006), As Visitas do Dr. Valdez (2004), As Duas Sombras do Rio (2003), Campo de Trânsito (2007) e O Olho de Hertzog (2009), per il quale ha ricevuto il premio Leya. Si è dedicato anche al racconto, con le due raccolte Índicos Indícios – Setentrião e Meridião (2006), in via di traduzione in italiano, e alla “novela burlesca”, come viene definita nella stessa copertina,con Hinyambaan (2007).

Cronaca di Rua 513.2, tradotto da Elina Ilaria Nocera, è il primo libro di João Paulo Borges Coelho pubblicato in Italia da Edizioni dell'Urogallo.

giovedì 27 ottobre 2011

Poemário Inatual (III)



Il neorealismo è morto. Viva il neorealismo. Proclamare la morte di qualcuno è semplice. Più complicato è sotterrare gli avi. Anche in verso.

 Manuel da Fonseca

Aldeia de Planície (1941)
Nove casas,
duas ruas,
ao meio das ruas
um largo,
ao meio do largo
um poço de água fria.

Tudo isto tão parado
e o céu tão baixo
que quando alguém grita para longe
um nome familiar
se assustam pombos bravos
e acordam ecos no descampado.


domenica 23 ottobre 2011

La poesia angolana di Jofre Rocha

"Poema do regresso"

Quando eu voltar da terra do exílio e do silêncio,
não me tragam flores.

Tragam-me antes todos os orvalhos,
lágrimas de madrugadas que presenciam dramas.
Tragam-me a fome imensa de amor
e o queixume dos sexos túrgidos na noite constelada.
Tragam-me a noite longa de insônia
com mães chorando de braços vazios de filhos.

Quando eu voltar da terra do exílio e do silêncio,
Não, não me tragam flores...

Tragam-me apenas, isso, sim,
o último desejo dos heróis tombados ao amanhecer
com uma pedra sem asas na mão
e um fio de cólera a esgueirar-se dos olhos.

(“60 canções de amor e luta”)

Jofre Rocha (pseudonimo letterario di Roberto Francisco Victor de Almeida), è un poeta e romanziere angolano, uno dei fondatori dell'União dos Escritores Angolanos e presidente dell'Assembleia Nacional dal 1986 al 1997. Nasce il 5 febbraio 1941 a Kaxicane, Angola. Studia al liceo Nazionale Salvador Correia e partecipa attivamente nella lotta nazionale per la liberazione dell'Angola. Riveste incarichi ministeriali per il Governo dopo l'indipendenza. Fra le sue opere poetiche ricordiamo: “Tempo de Cicio”, 1973, Lobito, cadernos Capricórnio; “Assim Se Fez Madrugada”, 1977, Lisboa, Edições 70; “60 Canções de Amor e Luta”, 1988, Luanda, União dos Escritores Angola.
Le sue poesie, così come i suoi testi in prosa, abbordano tematiche legate alle contingenze storiche e sociali, raccontano il passato attraverso la voce di chi ha partecipato attivamente agli avvenimenti del paese.  

giovedì 13 ottobre 2011

"Bastardia" di Hélia Correia

Alla Casa delle Traduzioni di Roma è stato presentato ieri il romanzo di Hélia Correia, Bastardia, edito in italiano da Caravan Edizioni.
L’autrice torna a dialogare con la letteratura portoghese ottocentesca: espliciti i riferimenti al romanzo di Eça de Queiroz  O crime do Padre Amaro (Bastardia si svolge nella regione di Leiria nel 1854, e nel romanzo viene citato Padre Amaro), così come è puntuale il ritorno alla memoria mitica e ancestrale di Fascinação.
"Embora os escritores e mesmo algumas das suas personagens viajassem, dando-nos hoje, assim, uma impressão de que os caminhos e os transportes funcionavam, na segunda metade de Oitocentos a maior parte das pessoas portuguesas não punha o pé fora do sítio onde nascera. O trajecto mais longo da sua vida era o que unia, todos os domingos, a casa onde morava e a capela. Estranho é que não vivessem brutamente. Tinham religião e higiene, filosofia e alguma medicina, se bem que estas palavras não respondam à exigência que hoje se faz delas. Apesar de pequeno, aquele mundo era complexo e bem organizado. Num equilíbrio gravitacional, pedaços de animismo e de volúpia circulavam, mantendo distância rigorosa do eixo que ligava o céu à terra e que continha os santos sacramentos e toda a armadura da Igreja. Conciliavam, com habilidade que já não conseguimos imitar, as noções do destino e do pecado, como o direito e o avesso de um tecido que, de qualquer maneira, nos aperta e a cuja protecção nos submetemos. O povoado nutria-se a si mesmo e muitas vezes a endogamia resultava em penosos exemplares" (pp. 11-12).
Vedi la sinossi del testo sul sito di Caravan Edizioni.
Hanno partecipato alla presentazione i traduttori del romanzo:


Vincenzo Barca, medico psichiatra, ha lavorato per più di trent’anni nei servizi pubblici di salute mentale. Parallelamente ha studiato Lingue Straniere a “La Sapienza” e ha sempre lavorato come traduttore dal portoghese, occupandosi in particolare di letterature africane di lingua portoghese. Ha insegnato Lingua e traduzione portoghese e brasiliana alla Facoltà di Lettere dell’Università “La Sapienza”. Rappresenta attualmente la Sezione traduttori del sindacato nazionale scrittori presso il CEATI e, in questa sede, fa parte di un gruppo di lavoro sulla formazione del traduttore italiano in Europa.


Serena Magi, nata a Roma nel 1981, è laureata in Letterature Comparate e Traduzione dal portoghese. È cofondatrice della casa editrice romana Caravan Edizioni. Ha tradotto per LaNuovaFrontiera Un cielo troppo blu e Il mare di Casablanca di Francisco José Viegas; in collaborazione con Vincenzo Barca, Il bambino della cascata e altre storie di Manuel Rui e Il desiderio di Kianda di Pepetela (Edizioni Lavoro).

lunedì 10 ottobre 2011

Mia Couto vincitore del Prémio Eduardo Lourenço 2011


“Ogni terra attende pazientemente        
che giunga la voce che narrerà la
sua storia, e in quest’ attesa le terre
si muovono come in un sogno, fino
a quando la voce del poeta non giunga
e con tenerezza e violenza le risvegli
dal loro letargo”.
(Dalla prefazione di Luis Sepúlveda all'edizione italiana di Terra Sonnambula, Guanda, 2002, p. 5).

Lo scrittore mozambicano Mia Couto è il vincitore della settima edizione del Prémio Eduardo Lourenço, attribuito dal Centro de Estudos Ibéricos (CEI).

La notizia è stata annunciata sabato 8 ottobre 2011 dal rettore dell’Universidade de Coimbra, João Gabriel Silva. Istituito nel 2004, il premio, intitolato al saggista Eduardo Lourenço, mentore e presidente onorario del CEI, viene attribuito a personalità e istituzioni portoghesi o spagnole particolarmente rilevanti nell’ambito della cooperazione e della cultura iberica.
“Lo scrittore Mia Couto ha allargato gli orizzonti della lingua portoghese e della cultura iberica”, ha affermato il rettore dell’Universidade de Coimbra.  Mia Couto rappresenta forse il principale portavoce africano della lusofonia e la sua opera letteraria funziona come un importante stimolo al dialogo, un ponte aperto alla collaborazione culturale fra Africa, Europa e America Latina.
Mia Couto, nato a Beira nel 1955, si è dedicato agli studi di medicina, scegliendo in seguito la strada del giornalismo e della scrittura. Attivo nel campo della difesa dell’ambiente, Mia Couto è noto nell’ambiente letterario per l’uso molto originale della lingua portoghese, che lo scrittore arricchisce in ogni sua opera coniando neologismi molto efficaci. In italiano sono state tradotte le seguenti opere dello scrittore:
Voci all'imbrunire (Lavoro, 1989); Il dono del viandante e altri racconti (Ibis, 2000); Terra Sonnambula (Guanda, 2002); Sotto l'albero del fragipani (Guanda, 2002); Un fiume chiamato tempo, una casa chiamata terra (Guanda, 2005); Ogni uomo è una razza (Ibis, 2006).