venerdì 4 novembre 2011

Ruy Belo, Homem de Palavra[s]

Si è concluso oggi, venerdì 4 novembre 2011, "Ruy Belo, Homem de Palavra[s]", il convegno internazionale organizzato in occasione del cinquantesimo anniversario della pubblicazione del primo libro di poesie di Ruy Belo, "Aquele Grande Rio Eufrates" (1961). Il convegno, promosso da Paula Morão, Nuno Júdice, dalla Fundação Gulbenkian e da Teresa Belo, vedova del  poeta, ha visto la partecipazione di studiosi e critici letterari di spessore internazionale, che hanno discusso sulle diverse sfaccettature dell’opera di Ruy Belo e sul  ruolo che il poeta portoghese occupa nella poesia contemporanea.

E TUDO ERA POSSÍVEL
Na minha juventude antes de ter saído
da casa de meus pais disposto a viajar
eu conhecia já o rebentar do mar
das páginas dos livros que já tinha lido
Chegava o mês de maio era tudo florido
o rolo das manhãs punha-se a circular
e era só ouvir o sonhador falar
da vida como se ela houvesse acontecido


E tudo se passava numa outra vida
e havia para as coisas sempre uma saída
Quando foi isso? Eu próprio não o sei dizer


Só sei que tinha o poder duma criança
entre as coisas e mim havia vizinhança
e tudo era possível era só querer

martedì 1 novembre 2011

"A morte de Carlos Gardel", romanzo di António Lobo Antunes al cinema

Solveig Nordlund ha adattato al cinema  “A morte de Carlos Gardel”,  primo adattamento cinematografico di un romanzo di António Lobo Antunes. Sebbene non sia il libro più conosciuto dello scrittore portoghese, è il più adatto a una trasposizione cinematografica, per l’evoluzione lineare del flusso narrativo. L’ordinato susseguirsi degli eventi nel romanzo ben si presta al cinema realista di Solveig Nordlund, nonostante la regista abbia dovuto limitare la polifonia di voci e i cambi di prospettiva, tipici della scrittura dell’autore portoghese:
“Limitei-me de certa maneira à história. Usando uma certa liberdade no tempo e no espaço, tentei imitar a técnica que ele tem de partir de uma personagem para outra, sem grande explicação ou transição. Mas claro que não é como no livro. Quando escreve ele muda de personagem a meio de uma frase. O meu cinema é realista, por isso não seria possível, a não ser que fizesse um filme mais experimental. Mas isto é só uma história contada com frases de Lobo Antunes e, nos momentos mais emocionais, dou-me a liberdade de passar de uma coisa para outra sem mais” (Solveig Nordlund, intervista a Jornal de Letras).


“A morte de Carlos Gandel” è la storia di un giovane tossicodipendente sul punto di morte, in stato comatoso. Assistito dai famigliari più vicini, ognuno di loro evoca ricordi e esperienze, memorie e vite attuali, fili di una stessa rete che condividono lo stesso dolore. La passione del padre del giovane per il tango e per la figura di Carlos Gardel, cantante di tango argentino, attraversa simbolicamente ciascuna di queste voci. Carlos Gardel è tutti loro, portatori di sogni e delusioni che la vita inevitabilmente regala.

«A Morte de Carlos Gardel»,prodotto da Fado Filmes, ha ricevuto l’appoggio per la realizzazione dall’Instituto do Cinema e Audiovisual/Ministério da Cultura, e dalla partecipazione finanziaria della RTP - Rádio e Televisão de Portugal.

Nata a Stoccolma, Solveig Nordlund coltiva la passione per il cinema sui banchi accademici. Si trasferisce presto in Portogallo, dove intraprende la carriera di cineasta come assistente di produzione. Lavora in vari film di registi portoghesi come Manoel de Oliveira e João César Monteiro. Dal suo primo lungometraggio «Dina e Django» , realizzato nel 1983, a oggi, la vasta produzione cinematografica di Solveig Nordlund si è divisa fra Svezia e Portogallo, e si è distinta nel panorama cinematografico portoghese per il suo valore artistico. Sulle tracce del suo maestro, il regista francese Jean Rouch, di cui fu alunna in Francia nel 1972, Solveig Nordlund dice che “ama fare film che ci sorprendano intellettualmente e formalmente”, rivelando la tensione a commuovere lo spettatore, sia per la qualità del livello narrativo, che per il linguaggio formale cinematografico.

domenica 30 ottobre 2011

"Cronaca di Rua 513.2" di João Paulo Borges Coelho

Una strada di una città coloniale africana, dall’insolito nome numerico di Via 513.2 fa da sfondo ai mutamenti sociali e politici della recente storia mozambicana. I nuovi arrivati si avvicendano infatti ai vecchi coloni portoghesi creando una nuova situazione urbana. Ma il fantasma del colonialismo, neppure tanto rarefatto, si manifesta quasi fisicamente nella figura degli spiriti dei vecchi coloni nella coscienza dei nuovi arrivati.
Il nuovo Paese, però, quello che sarebbe dovuto scaturire dall’indipendenza dal potere coloniale e dalla successiva Rivoluzione popolare, e che avrebbe finalmente fornito ai propri cittadini stabilità, prosperità e libertà, si divincola in mezzo a mille problemi, in situazioni nelle quali “things fall apart” – tutto il sistema crolla. Alla fine del libro, infatti, in un’economia stagnante e in un’atmosfera di sfacelo sociale, la Rua 513.2 vedrà “cadere” uno a uno anche i suoi nuovi abitanti, sotto le pesanti mazzate del fallimento economico privato o pubblico, della guerra o del carcere.
João Paulo Borges Coelho, in questo modo ci mostra con grande efficacia e senza filtri ideologici di alcun tipo, libero da schemi precostituiti, il fallimento del sogno dell’indipendenza del Mozambico, e il fallimento del nuovo stato nell’assicurare le condizioni indispensabili di vita ai propri cittadini.

João Paulo Borges Coelho, nato a Oporto nel 1950, ma trasferitosi fin dall’infanzia in Mozambico, a Maputo, che allora si chiamava Lourenço Marques, è uno di quei discendenti di coloni che hanno scelto di rimanere in Africa e di abbracciare la cultura e la cittadinanza “attiva” del Mozambico.
Professore universitario all’Università Eduardo Mondlane di Maputo, tiene corsi di Storia dell’Africa Australe anche come guest professor all’Università di Lisbona, in Portogallo.
Disegnatore e sceneggiatore di fumetti fin dagli anni ’80, è poi entrato nel mondo della narrativa. Ha al suo attivo i romanzi Crónica da Rua 513.2 (2006), As Visitas do Dr. Valdez (2004), As Duas Sombras do Rio (2003), Campo de Trânsito (2007) e O Olho de Hertzog (2009), per il quale ha ricevuto il premio Leya. Si è dedicato anche al racconto, con le due raccolte Índicos Indícios – Setentrião e Meridião (2006), in via di traduzione in italiano, e alla “novela burlesca”, come viene definita nella stessa copertina,con Hinyambaan (2007).

Cronaca di Rua 513.2, tradotto da Elina Ilaria Nocera, è il primo libro di João Paulo Borges Coelho pubblicato in Italia da Edizioni dell'Urogallo.

giovedì 27 ottobre 2011

Poemário Inatual (III)



Il neorealismo è morto. Viva il neorealismo. Proclamare la morte di qualcuno è semplice. Più complicato è sotterrare gli avi. Anche in verso.

 Manuel da Fonseca

Aldeia de Planície (1941)
Nove casas,
duas ruas,
ao meio das ruas
um largo,
ao meio do largo
um poço de água fria.

Tudo isto tão parado
e o céu tão baixo
que quando alguém grita para longe
um nome familiar
se assustam pombos bravos
e acordam ecos no descampado.


domenica 23 ottobre 2011

La poesia angolana di Jofre Rocha

"Poema do regresso"

Quando eu voltar da terra do exílio e do silêncio,
não me tragam flores.

Tragam-me antes todos os orvalhos,
lágrimas de madrugadas que presenciam dramas.
Tragam-me a fome imensa de amor
e o queixume dos sexos túrgidos na noite constelada.
Tragam-me a noite longa de insônia
com mães chorando de braços vazios de filhos.

Quando eu voltar da terra do exílio e do silêncio,
Não, não me tragam flores...

Tragam-me apenas, isso, sim,
o último desejo dos heróis tombados ao amanhecer
com uma pedra sem asas na mão
e um fio de cólera a esgueirar-se dos olhos.

(“60 canções de amor e luta”)

Jofre Rocha (pseudonimo letterario di Roberto Francisco Victor de Almeida), è un poeta e romanziere angolano, uno dei fondatori dell'União dos Escritores Angolanos e presidente dell'Assembleia Nacional dal 1986 al 1997. Nasce il 5 febbraio 1941 a Kaxicane, Angola. Studia al liceo Nazionale Salvador Correia e partecipa attivamente nella lotta nazionale per la liberazione dell'Angola. Riveste incarichi ministeriali per il Governo dopo l'indipendenza. Fra le sue opere poetiche ricordiamo: “Tempo de Cicio”, 1973, Lobito, cadernos Capricórnio; “Assim Se Fez Madrugada”, 1977, Lisboa, Edições 70; “60 Canções de Amor e Luta”, 1988, Luanda, União dos Escritores Angola.
Le sue poesie, così come i suoi testi in prosa, abbordano tematiche legate alle contingenze storiche e sociali, raccontano il passato attraverso la voce di chi ha partecipato attivamente agli avvenimenti del paese.  

giovedì 13 ottobre 2011

"Bastardia" di Hélia Correia

Alla Casa delle Traduzioni di Roma è stato presentato ieri il romanzo di Hélia Correia, Bastardia, edito in italiano da Caravan Edizioni.
L’autrice torna a dialogare con la letteratura portoghese ottocentesca: espliciti i riferimenti al romanzo di Eça de Queiroz  O crime do Padre Amaro (Bastardia si svolge nella regione di Leiria nel 1854, e nel romanzo viene citato Padre Amaro), così come è puntuale il ritorno alla memoria mitica e ancestrale di Fascinação.
"Embora os escritores e mesmo algumas das suas personagens viajassem, dando-nos hoje, assim, uma impressão de que os caminhos e os transportes funcionavam, na segunda metade de Oitocentos a maior parte das pessoas portuguesas não punha o pé fora do sítio onde nascera. O trajecto mais longo da sua vida era o que unia, todos os domingos, a casa onde morava e a capela. Estranho é que não vivessem brutamente. Tinham religião e higiene, filosofia e alguma medicina, se bem que estas palavras não respondam à exigência que hoje se faz delas. Apesar de pequeno, aquele mundo era complexo e bem organizado. Num equilíbrio gravitacional, pedaços de animismo e de volúpia circulavam, mantendo distância rigorosa do eixo que ligava o céu à terra e que continha os santos sacramentos e toda a armadura da Igreja. Conciliavam, com habilidade que já não conseguimos imitar, as noções do destino e do pecado, como o direito e o avesso de um tecido que, de qualquer maneira, nos aperta e a cuja protecção nos submetemos. O povoado nutria-se a si mesmo e muitas vezes a endogamia resultava em penosos exemplares" (pp. 11-12).
Vedi la sinossi del testo sul sito di Caravan Edizioni.
Hanno partecipato alla presentazione i traduttori del romanzo:


Vincenzo Barca, medico psichiatra, ha lavorato per più di trent’anni nei servizi pubblici di salute mentale. Parallelamente ha studiato Lingue Straniere a “La Sapienza” e ha sempre lavorato come traduttore dal portoghese, occupandosi in particolare di letterature africane di lingua portoghese. Ha insegnato Lingua e traduzione portoghese e brasiliana alla Facoltà di Lettere dell’Università “La Sapienza”. Rappresenta attualmente la Sezione traduttori del sindacato nazionale scrittori presso il CEATI e, in questa sede, fa parte di un gruppo di lavoro sulla formazione del traduttore italiano in Europa.


Serena Magi, nata a Roma nel 1981, è laureata in Letterature Comparate e Traduzione dal portoghese. È cofondatrice della casa editrice romana Caravan Edizioni. Ha tradotto per LaNuovaFrontiera Un cielo troppo blu e Il mare di Casablanca di Francisco José Viegas; in collaborazione con Vincenzo Barca, Il bambino della cascata e altre storie di Manuel Rui e Il desiderio di Kianda di Pepetela (Edizioni Lavoro).